Ѐ la guerra alle droghe a danneggiare l’ambiente, non chi ne fa uso

Melbourne, protesta globale per il clima del 20 Settembre 2019. Takver.

 

Non è la nostra ricerca per il piacere a danneggiare l’ambiente, bensì l’avidità delle grandi imprese, le ingiustizie sociali e l’ineguaglianza.

 

“Se fai uso di cocaina non ti puoi ritenere un attivista per il cambiamento climatico” afferma Dan Burkitt in un articolo per Metro. “L’MDMD uccide gli alberi” prononuncia un video su VICE. Pare che quella di rimproverare e incolpare chi fa uso di droghe per la distruzione del nostro pianeta sia un’idea molto virulenta. Il danno ambientale a cui si fa riferimento non può essere negato ed è causato dalla produzione di sostanze di cui molti fanno uso, come la cocaina e l’MDMA. Tuttavia, se si analizzano le argomentazioni più da vicino, si può vedere che la colpa non è attribuile a chi fa uso di certe sostanze, bensì ai governi che mantengono la non regolamentazione di queste droghe.

All’inizio del 20esimo secolo, la foglia di coca era una merce agricola legale e la cocaina una sostanza lecita ampiamente usata in medicina. La compagnia farmaceutica tedesca Merck importava foglie di coca e impasti grezzi di cocaina dall’America del sud per produrre centinaia di chili di cocaina nei suoi laboratori in Francoforte. Un imprenditore italiano, Angelo Mariani, inventò una bevanda popolare dal nome Vin Mariani che conteneva bassi livelli di alcol e cocaina. Anch’egli mportava foglie di coca dal Perù e produceva migliaia di bottiglia nella sua fabbrica in Neuilly, Francia.

La principale differenza con oggi è che allora il processo di produzione di cocaina era legale e regolato. Sebbene non ci fossero leggi per salvaguardare la natura, nè la consapevolezza dei danni a lungo termine imposti sull’ambiente, la produzione di cocaina non era neanche lontanamente nociva quanto oggi. Questo è perchè nè gli agricoltori di foglie di coca nè i laboratori di cocaina dovevano nascondersi dalle autorità. Potevano coltivare coca in zone agricole senza doversi andare a nascondere nel cuore di foreste pluviali per evitare la sradicazione. In più, la cocaina era raramente prodotta in America Latina: il prodotto non finito poteva essere trasportato in Europa, dove veniva finalizzato in maniera professionale in ambienti supervisionati.

Nessuna deforestazione da parte di laboratori illegali, nessun avvelenamento del suolo con sostanze chimiche pericolose. E, oltre al danno ambientale, nessuna mina a proteggere laboratori e uccidere civili. Niente denaro sporco a gonfiare le tasche di crimine organizzato e terroristi, niente violenza alimentata dal commercio illegale di cocaina, niente progetti di interdizione e eradicazione costati miliardi di dollari.

Lo stesso vale per altre droghe come l’MDMA, che viene spesso prodotta in laboratori illegali dell’Europa occidentale, con i rifiuti dannosi smaltiti poi nelle foreste. Ancora una volta ciò che è davvero nocivo è la non regolamentazione del processo di produzione, controllato, ahimè, da criminali che non prendono in considerazione i danni collaterali all’ambiente.

La produzione di queste sostanze non è intrinsecamente e necessariamente compromettente per l’ambiente come lo è oggi. Queste droghe potrebbero essere prodotte in maniera sostenibile, seguendo norme di sicurezza ambientale.

Ѐ ora di smettere di incolpare e biasimare chi fa uso di droga per i danni causati dalla guerra alle droghe. Oltretutto, è tempo di smettere di credere che biasimare il consumatore sia in sè un metodo efficace per proteggere l’ambiente. Sì, è necessario cambiare il modo in cui viviamo, ma ritenere che, per salvare il pianeta, basti semplicemente cambiare il nostro comportamento come consumatori è una leggenda. Senza applicare cambiamenti sostanziali ai nostri sistemi economici e politici, e senza riposizionare la salute e il benessere delle persone di fronte al guadagno (legittimo o altrimenti), non abbiamo possibilità di salvare il genere umano.

“Per fare la nostra parte per il pianeta, dobbiamo tutti sacrificare, nessuno escluso, alcuni piaceri personali” afferma Dan Burkitt. Io non sono d’accordo. Gli esseri umani sono creature alla ricerca del piacere e non è la nostra ricerca della felicità ad essere così dannosa per l’ambiente, ma l’avidità delle grandi compagnie, l’ingiustizia sociale e l’ineguaglianza.

 

Questo articolo è stato ripubblicato da Drug Reporter, il sito su politiche sulla droga del Rights Reporter Foundation. Leggi l’articolo originale qui.

* Péter Sárosi è il caporedattore di Drug Reporter.