“Undoing drugs” – la profonda storia della riduzione del danno di Maia Szalavitz

Immagine della copertina del libro per gentile concessione di Hachette Books

Nel 1986, l’HIV / AIDS stava bruciando New York. La comunità gay della città era devastata e, nonostante se ne parlasse molto meno, lo erano anche i 250.000 consumatori di droghe. Maia Szalavitz provò a non condividere le siringhe. Ma le siringhe scarseggiavano, e lei era dipendente dalle droghe, dall’uso quotidiano di cocaina ed eroina.

Affrontando 15 anni di vita per un'accusa di traffico, Maia trovava più importante smorzare la sua ansia, e abbassare il volume di un mondo in cui spesso non si sentiva a suo agio.

 

Un giorno Szalavitz incontrò un’operatrice di San Francisco che era a Manhattan per visitare un amico in comune. Anche se non avrebbe imparato il suo nome per molti, molti anni, Maureen Gammon cambiò la vita di Szalavitz. Gammon non provò a convincerla di smettere di fare uso di droghe. Le insegnò ad usarle in un modo che facesse meno male.

“Non ero pronta a smettere in quel momento. E a New York dal 50 al 60 percento degli iniettori erano già infettati,” ha raccontato Szalavitz a Filter. “E poi, anche se non sapessi come si chiamasse a quei tempi, qualcuno mi insegno ad usare la candeggina per pulire i miei aghi. E mi salvò la vita”.

Per Szalavitz, quell’episodio fu l’introduzione alla riduzione del danno. Trentacinque anni dopo, da acclamata giornalista e autrice, ha scritto la prima storia del movimento attivista che sta finalmente iniziando a sfondare il mainstream.

Undoing Drugs: the Untold Story of Harm Reduction and the Future of Addictionarriva nelle librerie il 27 luglio.

Prima della sua uscita, Szalavitz condivise il suo stato d’animo dopo quell’incontro casuale con Gammon. Si sentiva sollevata e rafforzata. Ma non era felice.

“Quando ho saputo della candeggina, ero assolutamente indignata,” disse. “Il fatto che qualcosa di così comune come la candeggina domestica possa salvarti la vita da una malattia che a quei tempi era quasi al 100% letale, e nessuno nemmeno ne parlasse, perché erano intimoriti che potesse incoraggiarci all’uso delle droghe – come se non stessimo già facendo uso di droghe. Mi sembrò scandaloso.

Cominciò a spargere la voce. Da quel giorno in poi, ogni volta che Szalavitz si trovasse sola in un bagno pubblico dove immaginava che la gente si iniettasse droga, lasciava un messaggio per loro. “Usate la candeggina”, scarabocchiava su ogni muro.

 

Un viaggio attraverso la storia della riduzione del danno

 

In un vicolo adiacente al “l’improbabile palazzo punk” di San Francisco, Mabuhay Gardens, consumatori di droghe che lo sapevano tenevano una siringa nascosta dietro un mattone, condividendola tra un numero incalcolabile di persone a causa di quanto fosse difficile trovare aghi puliti nel 1981.

Non molto lontano, alla Haight Ashbury Free Clinic, epidemiologi testavano un liquido dopo l’altro, cercando una sostanza che funzionasse ad eliminare l’HIV / AIDS e che fosse pure economica e ampiamente disponibile (infine scelsero la candeggina, come avrebbe appreso Szalavitz alcuni anni dopo).

Nel frattempo, nella città portuale di Rotterdam, in Olanda, un gruppo di consumatori di eroina Olandesi stabilirono il primo in assoluto “Junkiebond”, un gruppo che i “junkies” (“drogati”) Americani avrebbero poi replicato and chiamato sindacato dei consumatori di droghe. 

Sulla costa orientale, in un'aula di tribunale di Brooklyn, il "Needle Eight" diede alla riduzione del danno il suo primo giorno in tribunale. La polizia aveva arrestato gli attivisti di ACT UP per aver distribuito siringhe pulite. Sul banco dei testimoni, avevano fornito una feroce (e scientifica) difesa delle loro attività.

E a Nord, in Canada, membri del Vancouver Area Network of Drug Users (VANDU) marciarono per le strade per chiedere alle autorità l’apertura del primo sito di consumo sanzionato del continente in risposta a un’epidemia di morti da overdose che travolse la città nel 1990.

I lettori di Undoing Drugs incontrano un eclettico (e numeroso) cast di personaggi. Edith Springer, la “dea della riduzione del danno”, probabilmente fece molto di più di chiunque altro per spargere la parola sulla riduzione del danno nei suoi primissimi giorni. Heather Edny fu una delle prime sostenitrici della riduzione del danno a parlare pubblicamente del suo consumo personale di droghe. Keith Cylar portò il concetto di riduzione del danno al problema degli alloggi, introducendo la collezione di politiche sociali che oggi chiamiamo ‘prima l’alloggio’.

Dan Bigg rese libero il naloxone (Narcan) nelle sale d’emergenza e ambulanze per renderlo disponibile in siti di scambio delle siringhe e per strada. E Louise Vincent, co-leader della prima unione Americana nazionale di consumatori di droga, richiese una voce a livello federale.

È una storia di rafforzamento, dove un’animata collettiva di emarginati – molti di loro stessi consumatori di droghe, come Szalavitz fa notare – fondò un movimento ed in seguito un paradigma della tossicodipendenza totalmente nuovo.

Nonostante Undoing Drugs si concentri soprattutto sul passato, è anche presente un inevitabile contesto contemporaneo: Nel 2020, si stima che 93.300 persone siano morte di overdose negli Stati Uniti, contro le 63.600 di cinque anni prima.

"Abbiamo la peggiore crisi di overdose nella storia degli Stati Uniti. E non la stiamo affrontando bene, perché non abbiamo imparato le lezioni della riduzione del danno", ha detto Szalavitz. "La riduzione del danno ha fatto avanzare enormemente la retorica su ciò che dovremmo fare, e la comprensione che la criminalizzazione è un problema. Ma in termini di ottenere che i politici lo mettano in pratica, questo è stato più lento".

Undoing Drugs copre molto terreno, anche se non quanto Szalavitz avrebbe voluto.

 "Questa è, fondamentalmente, la prima storia della riduzione del danno, il che significava fonti primarie, e a sua volta significava intervistare centinaia di persone", ha detto. "E farlo in un contesto in cui molte persone erano criminalizzate e non erano in grado di essere aperte sul loro uso di droga".

"Questo libro avrebbe potuto avere 10.000 pagine, e avrei potuto facilmente fare migliaia di interviste. C'è una quantità enorme che ho dovuto lasciare fuori", ha continuato. "Mi sento in colpa per tutti quelli che sono finiti nelle note a piè di pagina o che non ho potuto menzionare... Mi uccide. È stata davvero una tortura".

Nonostante le perplessità della Szalavitz, il libro riesce più che bene nel suo scopo generale. Undoing Drugs lascia i lettori con una profonda comprensione di ciò per cui gli attivisti stanno combattendo.

"La riduzione del danno è, nella politica delle droghe, l'idea che dovremmo impedire alle persone di farsi del male, piuttosto che impedire loro di sballarsi", ha detto Szalavitz.

"L'obiettivo principale dovrebbe essere: rendiamo tutto più sicuro e meno dannoso. E questo è in conflitto con la Guerra alla Droga, che rende le cose più pericolose e mortali. Il mio libro traccia il movimento per mettere la riduzione del danno al primo posto, dalla sua nascita negli anni '80, al suo stato attuale come una vera minaccia al proibizionismo mondiale".

Immagine della copertina del libro per gentile concessione di Hachette Books

 

Questo articolo é stato originariamente publicato da Filteruna rivista online dedicata al consumo di sostanze, alla politica delle droghe e ai diritti umani attraverso la lente della riduzione del danno. Segui Filter su Facebook o Twitter o iscriviti alla loro newsletter

*Travis Lupick é un giornalista con sede a Vancouver e autore di “Fighting for Space: How a Group of Drug Users Transformed One City’s Struggle with Addiction” (Arsenal Pulp Press, giugno 2018).