Analisi Delle Droghe Ai Festival: Sempre Più Una Necessità

Il Boom Festival in Portogallo

La morte per overdose di una ragazza australiana e il rapido aumento del grado di purezza dell’ecstasy registrato nel Regno Unito, evidenziano in modo eclatante la necessità di aumentare i test condotti sulle sostanze stupefacenti, soprattutto durante i festival e in discoteca. Una strategia che potrebbe ridurre significatamene i danni associati al consumo di droga.

In un recente articolo apparso su The Conversation, Alison Ritter, docente dell’università australiana del Nuovo Galles del Sud, ha delineato sei ragioni per le quali il governo australiano dovrebbe adottare una strategia di riduzione del rischio basata sull’analisi delle sostanze stupefacenti, che ne renderebbe il consumo più sicuro. Tra gli argomenti a favore, Ritter sottolinea il comprovato impatto che iniziative di questo genere hanno avuto sul mercato della droga: il bando di una sostanza dichiarata pericolosa in seguito all’allarme lanciato ai consumatori, e il conseguente effetto positivo sulle abitudini di consumo. Senza dimenticare che una strategia in tal senso migliora la conoscenza delle sostanze stupefacenti in circolazione.

La proposta della Professoressa Ritter, pubblicata proprio all'indomani della morte per sospetta overdose di ecstasy di una diciannovenne durante un festival in Australia, riaccende il dibattito sull’utilità di questi test. Come le stessa docente afferma:

Alcuni sosteranno che l’analisi delle sostanze stupefacenti invii un messaggio negativo. Ma il messaggio che stiamo inviando ora è che non vogliamo che le persone siamo coscienti di quello che assumono e che non vogliamo ridurre i danni legati al consumo di sostanze illecite.

Le analisi condotte sulle sostanze stupefacenti non sono una pratica completamente inedita. Alcuni paesi europei, tra cui Spagna, Portogallo, Austria, Olanda, Svizzera e Belgio, hanno già adottato questa pratica in una serie di iniziative locali. Inoltre ci sono modalità di controllo simili già operative negli Stati Uniti, in Canda e in Colombia. Nonostante gli evidenti benefici per la riduzione dei rischi, questi test sono ancora lontani dal divenire una pratica diffusa.

Dall’inizio degli anni novanta, la città di Amsterdam ha adottato una serie di misure di controllo sulle sostanze stupefacenti. Come riportava il giornale ‘The Independent’ nel 1995, l’organizzazione ‘Safe House’ ha condotto queste tipologie di test in loco sin da fine anni ottanta. Oggi sembra essere meno presente durante i party, ma in Olanda chi lo desidera può ancora spedire e far analizzare le sostanze stupefacenti, ottenendo i risultati in due settimane.

Il “Boom Festival”, un festival di cultura psichedelica che si svolge ogni due anni in Portogallo, è l’esempio più recente di questa strategia di gestione del rischio. L’associazione ‘Kosmicare’ partecipa al festival dal 2002 e, attraverso il lavoro di 30 volontari multilingui e contando sull’appoggio di psicologi, psichiatri e personale medico, si impegna a fornire diverse tipologie di servizi e informazioni sul pericolo associato al consumo di droga e sulle strutture di ‘drug checking’: da tecniche di riduzione e minimizzazione del rischio, al supporto in caso di esperienze particolarmente negative. Finora non vi è stato alcun decesso legato ad abuso di sostanze stupefacenti al festival.

Per quanto concerne il panorama britannico, la maggior parte degli sforzi si concentra nell’utilizzo degli 'amnesty bins' (o cestini dell’amnistia che raccolgono le droghe che le persone desiderano sottoporre ad analisi, nonché quelle confiscate dalla sicurezza). L’iniziativa è stata lanciata dal club “Warehouse Project” di Manchester, dopo la morte di un uomo nel settembre del 2013. Nel caso siano rinvenute sostanze pericolose all’interno degli 'amnesty bins', i potenziali consumatori sono tempestivamente avvertiti del rischio attraverso i social network e su schermi giganti.

Proprio grazie alle analisi effettuate sulle sostanze raccolte negli 'amnesty bins' durante i festival svoltisi la scorsa estate nel Regno Unito, la Professoressa Fiona Measham ha scoperto che il grado di purezza dell’ecstasy è triplicato negli ultimi anni. Un dato che spiega in parte l’aumento delle morti per overdose registrato dal ‘The Guardian’ tra il 2010 e il 2013. Coincidenze di questo tipo non fanno altro che confermare la necessità di condurre analisi mirate in loco sulle sostanze in circolazione durante i festival, ai party e nelle discoteche.

Come suggerito dalla stessa Ritter, attuare questo tipo di iniziativa non risolverà ogni problema legato all’abuso di sostanze: le persone continueranno a fare uso di droga senza informarsi su cosa sia o su quale sia il modo migliore per somministrare una particolare sostanza stupefacente. Nonostante ciò, concretizzare determinante misure (come fornire informazioni sul grado di purezza, la composizione delle sostanze o le dosi raccomandate) può aiutare i consumatori a ridurre i rischi associati al consumo. Per molti fare uso di droga è parte integrante del frequentare discoteche o andare ai festival, ed è un fatto che non cambierà molto presto.