Appunti dal Summit sulla Cannabis Medica e la lotta per la riforma delle politiche sulla droga a Malta (Parte 2 di 3)

Bandiera maltese. Fonte: Wikimedia

 

Lo scorso mese ho assistito al Summit sulla Cannabis Medica a Malta. Il paese ha intenzione di diventare un leader nel campo europeo dell’innovazione della cannabis medicinale, a seguito di numerosi cambiamenti normativi negli ultimi anni. Nel secondo di questi tre articoli, descrivo in dettaglio alcuni dei punti chiave della conferenza. Leggi la prima parte per una spiegazione del panorama politico maltese riguardo la cannabis medica e quella “ricreativa”. La terza parte esamina come il mercato multimilionario della cannabis esista in parallelo alla realtà delle communità locali.

 

Cosa sta succedendo col CBD

 

Il cannabinoide CBD è stato il protagonista della conferenza, sebbene ci siano centinaia di altri cannabinoidi ancora non sufficientemente esplorati, come evidenziato dall’esperto di settore, Dave Charnick. Dejan Gacov sostiene che il 15 percento dei mercati illegi di oppiacei può, ed è infatti in processo di, essere rimpiazzato dalla cannabis. Nonostante non sia riuscita a corroborare questa affermazione, alcuni studi mostrano che molti di quelli che soffrono di dolore cronico stiano sostituendo gli oppiacei con la cannabis.

I suoi usi sono numerevoli, dal curare l’epilessia al fornire un’alternativa ad altre sostanze chimiche molto forti, come la morfina. Come descritto da Jade Proudman, inizialmente paziente e ora CEO di Savage Cabbage, “la situazione divenne abbastanza tragica in questa nebbia di morfina”, che solo la cannabis ha saputo dissipare.

Ulteriori dibattiti sono scaturiti dal fatto che, a seguito di una raccomandazione della Commissione europea, la quale solitamente comporta i governi a aderire e conformarsi, il CBD è ora considerato come “Novel Food” (nuovo prodotto alimentare), mentre, fino a tempi recenti, il cannabinoide non era priopriamente regolamentato in Europa. La cannabis è ora considerata un alimento – consumato in maniera non notevole prima del 1997 – e, di conseguenza, i prodotti contenenti CBD devono essere testati e classificati come sicuri per il consumo con etichettatura chiara. La controversia nasce dal fatto che alcuni di questi prodotti, derivati da estratti di canapa, avranno “strutture chimiche identiche ai cibi a base di canapa che sono stati consumati per migliaia di anni e non sono ritenuti nuovi”, ha spiegato Elliott Rolfe, capo del team per le leggi sulla cannabis dello studio legale Mackrell, per Health Europa.

Allo stesso tempo, alcune agenzie statali, come la Food Standards Agency del Regno Unito, hanno concordato con le linee guida europee ma non hanno confermato come intendono applicare l’interpretazione della legge, se affatto. Chiaramente nel caso del Regno Unito, nuovi quesiti nascono per quanto riguarda la legge, la sicurezza di pazienti e clienti e la deregolazione del mercato in uno scenario post-Brexit.

 

Regolamentazione, sicurezza e informazione

 

Commentatori dagli Stati Uniti indicano che il mercato è così saturo che la qualità e la possibilità di guadagno ne sono intaccati. Lizi Jenkins, capo del dipartimento di tecnologie e sviluppo della Next Gen360, una delle più grandi industrie di e-liquid del Regno Unito, spiega come molte persone producano CBD nei propri “retrobottega”, data la relativa semplicità di fabbricazione. Molto pertinente il suo parallelismo con gli attuali scandali del “vaping” (sigarette elettroniche) negli Stati Uniti, dove sono stati riportate sei morti e oltre 450 casi di malattie polmonari in collegamento al fenomeno del vaping.

La regolamentazione (quella nazionale) è spesso reazionaria, tuttavia l’Unione Europea, data la propria influenza, può svolgere un ruolo chiave nel creare controlli più consistenti e più abbordabili al fine di far crescere il mercato e, allo stesso tempo, di proteggere i consumatori. Al momento, non ci sono state molte lamentele riguardo al CBD, anche perchè la conoscenza non è così sviluppata da poter minacciare lo status quo, e anche se lo fosse, non è molto chiaro a chi il reclamo dovrebbe far recapito. Come contestato da un interlocutore, conviene rivolgersi al negozio dove si è comprato il prodotto, anche se si tratta di Poundland o Amazon? Risulta improbabile che se ne prendino cura.

Questo quesito è piuttosto complicato, e se gli oratori del Summit non lo hanno saputo risolvere non mi aspetto di poterlo fare io in questo articolo. Da una parte, l’imposizione di nuove norme significa che migliaia di prodotti giovevoli potrebbero essere rimossi dal mercato in attesa di avere la propria qualità analizzata, il che comporta il rischio di impedire a molti pazienti di ottenere medicinali del tutto inoffensivi che già stanno usando, portandoli così a cercare sostanze in mercati illeciti.

Dall’altra parte, un severo avvertimento a fidarsi ciecamente di tutti i prodotti attuali è stato anticipato da Jonathan Liebling, cofondatore e direttore di “Patient Advocacy and Support Services” (servizi di supporto e difesa dei pazienti). Test independenti mostrano come i prodotti venduti nelle farmacie britanniche a volte contengano 0 percento di CBD, sostanze chimiche pericolose o addirittura soltanto olio di oliva, oltre a presentare enormi differenze in partite diverse, il che espone i consumatori a rischio.

Si spera adesso che, una volta scoppiata la “bolla-CBD” e con l’introduzione di nuove norme, si possa passare allo studio di altri cannabinoidi e assicurare che ulteriore ricerca e maggiore informazione per i pazienti possa garantire standard di qualità più elevati. I dettagli di queste ideali norme sono ancora sconosciuti, ma pare evidente che al Summit i metodi attuali vengano visti come una serie di leggi complicata e vagamente imposta, piuttosto che come una soluzione a lungo termine.

 

Qual è la situazione con la canapa?

 

A mio parere, uno dei momenti salienti sel Summit è stata la presentazione data da Preet Marwaha, CEO di Blue Sky Biologicals, uno dei maggiori produttori di cannabinoidi a base di canapa. Ha presentato argomenti molto convincenti riguardo i benefici auspicabili da una svolta verso la canapa, nominazione usata per classificare le varietà di cannabis con livelli di THC inferiore allo 0.3%. Si sente spesso parlare della canapa come materiale edile o come tessuto, ma è stato molto interessante sentire parlare delle sue qualità medicinali e ricreative.

La definizione stessa di canapa ha dato luogo ad un dibattito acceso, poichè il limite di 0.3 è sembrato arbitrario a molti e poichè comporta limiti nell’uso di ambo canapa e cannabis con livelli superiori di THC, nei campi che sono in genere associati all'una o all'altra. Per esempio, Marwaha fa accenno alla validità del processo di piantare biomassa di canapa, il che permetterebbe di estrarre THC per occuparsi del mercato ricreativo e di usare il resto della pianta per i suoi altri benefici, dal fornire valore nutrizionale al rimpiazzare il bisogno di litio, la cui estrazione è rischiosa per l’uomo e per l’ambiente, nella fabbricazione di batterie. Marwaha aggiunge che le idee più bizzarre, come i cuscini infusi di CBD, dovranno essere escluse, ma che, in futuro, “la vostra tazza di cereali della mattina conterrà cannabinoidi”.

Marwaha enfatizza inoltre il bisogno evidente di organizzazioni e compagnie dedite alla vendita di canapa o prodotti contenenti cannabis di collaborare verso l’utilizzo di tutti i possibili cannabinoidi, e di sollecitare migliori norme e innovazione senza compromettere la qualità. Ciò nonostante, guardando a come le industrie farmaceutiche operano, Marwaha teme che questa tanto necessaria collaborazione sia improbabile: “le grandi case farmaceutiche dovranno riuscire a lavorare con noi, altrimenti finiranno col predere il controllo di tutto”.

In altri parti del mondo, specialmente in America del Nord dove il mercato della cannabis medica ha avuto più tempo per sviluppare, c’è un forte desiderio di sfruttare al massimo le proprietà della pianta. Ogni anno un nuovo prodotto miracoloso, cibo o vitamina, rivoluziona il mercato e, fino a adesso, sembra proprio che siamo tutti spettatori del boom del CBD.

Sebbene la pianta disponga di fatto di un’ampia gamma di vantaggi, sarà certamente interessante vedere cosa succede una volta che alcuni di questi prodotti dovranno comprovare la propria qualità, e una volta che il mercato sarà riuscito a convincere produttori e consumatori che la cannabis e la canapa possono fornire molto più di tessuti resistenti, CBD, e uno “sballo” da THC.

 

 

Questo è il secondo articolo di una serie in tre parti sulla cannabis in Malta. Clicca qui per leggere Parte 1 e Parte 3.

*Un grande ringraziamento a Karen Mamo e Andrew Bonello per il loro contributo a questa serie di articoli e per il loro caloroso benvenuto a Malta!