Attivista Uzbeko condannato a 7 anni

Che tu lo voglia fare online, su un giornale o in televisione, criticare il governo in Uzbekistan non è cosa da poco. I giornalisti dissidenti finiscono regolarmente in prigione con condanne pesanti, i loro uffici vengono sigillati dalla polizia, le loro opinioni allontanate dalla scena pubblica.
Ma la condanna a 7 anni di prigione dello psicologo e attivista 27enne Maksim Popov, fondatore dell'organizzazione per la prevenzione di malattie trasmesse sessualmente (Izis), è forse ancora più grottesca.

Il suo lavoro non era svelare la corruzione del sistema politico, né esporre le malefatte del potere. Si limitavano a svolgere un compito solitamente ritenuto utile per la società e il benessere dei cittadini. Lo facevano grazie a una rete di psicologi, attivi in consultori per la prevenzione di MTS e gruppi di sostegno per la crescente comunità dei tossicodipendenti, ed alla distribuzione di aghi puliti e preservativi.
Ad ennesima dimostrazione del fatto che per molti le parole sono ancora oggi più pericolose delle azioni, è stato alla fine un innocente pamphlet informativo ad attirare l'ira del governo e la conseguente condanna emessa a luglio 2009 – il fatto che la notizia sia riuscita a filtrare sui media internazionali solo qualche settimana fa è abbastanza indicativo della libertà di espressione nel paese.

Il pamphlet, stampato in Kazakistan nel 2003 e distribuito nel 2007 grazie a fondi dell'UNICEF e di altre ONG, affrontava per forza di cose temi come la prostituzione, l'omosessualità e gli effetti negativi dell'utilizzo di droghe, sconosciuti ai più per mancanza di accesso alle informazioni. O per dirla come il giudice del tribunale di Tashkent: “incitava i giovani all' omosessualità, la prostituzione, la pornografia e l'utilizzo di droga”.

In realtà nella sentenza sono citati anche reati come evasione delle tasse, ma la recente storia dell'Uzbekistan ci insegna a dubitare di tali accuse, le stesse usate per ostacolare il lavoro di molte ONG.
Izis era l'ultima ONG presente ad essere impegnata nella prevenzione dell'AIDS in un paese che conta già 16000 sieropositivi, quindi la sua chiusura renderà l'Uzbekistan ancora più vulnerabile alla diffusione della malattia.

 

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