Centri di trattamento o cliniche di tortura private?

Bandiera dell’Ecuador. Fonte: Wikimedia.

L’11 Gennaio 2019, un incendio in un centro di riabilitazione per tossicodipendenti ha causato la morte di 18 pazienti a Guayaquil, Ecuador. Chiusi nelle proprie stanze e forzati a disintossicarsi di punto in bianco (“cold turkey”), le vittime non hanno potuto scappare dalle fiamme che hanno inghiottito l’edificio.

L’atto di barricare i pazienti in camera, mentre patiscono in agonizzante astinenza, è solo una delle tattiche abusive usate nei “centri di recupero” in Ecuador. Alcuni centri obbligano i pazienti a dormire su pavimenti freddi, senza coperte nè materassi, proibiscono loro di usare sapone o dentifricio e servono il cibo scaduto donato dai supermercati. Molti di questi centri non permottono neanche ai pazienti di usare il bagno durante le terapie di gruppo, che possono durare ore. Altri puniscono i pazienti “difficili” picchiandoli, forzandoli a nuotare in acqua gelida, facendoli mangiare senza posate, o addirittura, in un caso, obbligando altri pazienti a defecare su quelli più problematici.

La Dott.ssa Ana Jacome, psicologa clinica e forense, ha documentato i dilaganti abusi in centri di trattamento dell’Ecuador ed afferma che la logica di fondo di questi abusi è “distruggere l’ego e rimpiazzarlo con uno migliore che non usi droghe”.

Ai pazienti viene garantito che “picchieremo il diavolo dentro di te fino a farlo uscire”, afferma la Dott.ssa Carla Alvarez, specializzata in ricerca sulle politiche antidroga in Ecuador. “Nelle cliniche si parla molto di salvazione dell’anima”.

Altre indagini hanno svelato pratiche quali il pestaggio di pazienti con mazze, cavi di ferro, machete e cavi elettrici, l’abbondono dei pazienti in buchi scuri e sporchi per giorni di fila per “riflettere sulle cattive azioni compiute”, e gli abusi sessuali.

Non senza ironia, il tentativo ecuadoriano di riformare la normativa antidroga potrebbe inavvertitamente inasprito gli abusi. Nel 2008 il paese ha modificato la sua Costituzione al fine di dichiarare il consumo di droga un “problema di salute pubblica”, ha rilasciato dalle prigioni migliaia di persone condannate per crimini di droga, e ha promesso di aumentare la disponibilità di trattamenti per droga. Tuttavia, oltre un decennio più tardi, non ci sono ancora abbastanza programmi di trattamento pubblici per soddisfare la domanda. L’Ecuador dispone soltanto di 110 cliniche di trattamento statali per una popolazione di circa 17 milioni. Al contrario, i centri di recupero privati e non certificati, dove accadono la maggior parte degli abusi, si sono precipitati per incontrare la domanda. In Ecuador, le cliniche private prevalgono sui centri di trattamento pubblici con un rapporto di cinque a uno.

“C’è richiesta per i centri privati perchè la legge costringe le persone a sottoporsi a trattamento” afferma la Dott.ssa Jacome.

La Dott.ssa Alvarez sostiene che dopo la riforma l’Ecuador “ha scambiato le prigioni con le cliniche”.

“Sosteniamo che [la tossicodipendenza] sia un problema di salute pubblica ma non l’abbiamo mai trattato come tale in Ecuador”, continua la dottoressa.

Recentemente, il governo ecuadoriano si è dedicato a investigare, al fine di chiudere, i centri di trattamento dove si verificano abusi. Nel 2018 il governo è riuscito a cessare l’attività di 67 centri, la maggior parte dei quali illegali. Eppure, gli abusi continuano.

Purtroppo, gli episodi di violazione di diritti umani in centri di trattamento non si limitano all’Ecuador. Il Consiglio per i diritti umani dell’ONU ha documentato casi di violenza fisica e sessuale e casi di lavoro forzato i centri di tutto il Sudest asiatico. L’International Drug Policy Consortium ha pubblicato una relazione sugli abusi in America Latina, le cui pratiche arrivano ad includere “battute di caccia” in Guatemala per radunare persone che usano droghe e costringerle a sottoporsi a trattamento forzato. Gli Stati Uniti hanno una storia comprovata di centri di trattamento per droga caratterizzati da abusi, compresi espisodi di lavoro forzato, abuso verbale e trattamento obbligatorio in prigione, anche per persone non condannate per crimini.

Trattamenti abusivi e disumani continuano poichè anche i paesi che dichiarono il consumo di droga come problema di salute pubblica si contraddicono criminalizzando il possesso di droghe e la loro vendita.

“Fintantochè il consumo di droga sarà proibito, sarà difficile ottenere un sistema di trattamento che non sia repressivo” afferma la Dott.ssa Jacome.

Paradossalmente, sebbene la comunità scientifica consideri coloro con problemi da uso di sostanze come persone con “difficoltà nel controllare [l’uso e] che persistono [nell’uso] nonostante consequenze dannose”, viene fatto di tutto per controllare l’uso di sostanze attraverso politiche punitive. Non si avrà reale cambiamento fino a quando questo paradosso non verrà risolto.

 

Tessie è una scrittrice e portavoce sulle politiche sulla droga in Raleigh, Carolina del Nord. I suoi articoli esplorano temi come la riforma del sistema penale, le normative sulla droga e la riduzione del danno. In precedenza ha lavorato come coordinatrice delle comunicazioni e dell’advocacy per la Harm Reduction Coalition in Carolina del Nord, una nonprofit che promuove riforme del sistema penale e delle leggi antidroga a livello statale. In quel periodo, ha svolto un ruolo cruciale nel rendere legale i programmi di scambio di siringhe e nell’espandere l’accesso al naloxone. Ulteriori informazioni sul suo sito e su Instagram.