Il probizionismo non funziona; il luminare a favore della depenalizzazione nel Regno Unito.

Sempre più autorevoli voci dissentono dalla politica del Governo inglese per la lotta alla droga. Oggi, anche il professore Sir Ian Gilmore, ex presidente della Royal College of Physician, ha giudicato errata l'attuale politica nazionale.

Sir Gilmore – che in passato si è distintinto per essersi opposto al crescente influenza della società editrice nella rivista di medicina Lancet a proposito del commercio delle armi – ha commentato che gli attuali provvedimenti “non sono un successo”.«Il problema», ha detto «è che la politica che abbiamo adottato per quarant'anni, di ostinarci cercare di bandire la droga dalla società, non funziona». Un portavoce dell'Home Office (il ministero degli Interni inglese, ndr) ha ribadito che secondo l'esecutivo quella della decriminalizzazione dei reati per droga non è l'approccio giusto. Ha aggiunto: «Sostanze stupefacenti come eroina, cocaina e cannabis sono estremamente dannose e causano sofferenza e miseria in tutto il mondo».

Le priorità governative sono la riduzione dell'uso di droghe attraverso un severo giro di vite ai crimini relativi allo spaccio e al consumo. «Non possiamo impedire la produzione e importazione da oltreoceano, ma dobbiamo cominciare a considerare la dipendenza da eroina come emergenza medica» suggerisce Gilmore. «Negli ospedali vediamo ogni giorno chi soffre non per l'eroina, ma per gli aghi sporchi o per le sostanze tossiche con le quali la droga viene tagliata».

Quindi una via alternativa sarebbe quella di decriminalizzare i reati relativi al possesso e legalizzare parzialmente alcune droghe. «Non dico di rendere l'eroina disponibile a chiunque», chiarisce «ma dovremmo affrontare la questione come un problema sanitario».

Sir Ian Gilmore ha approvato il recente articolo pubblicato sul British Medical Journal da Stephen Rolles, del gruppo di esperti del Transform Drug Policy Foundation, nel quale argomenta di come questo proibizionismo abbia danneggiato la sanità pubblica, incoraggiato il crimine organizzato e alimentato la corruzione. Dalla stessa associazione sono giunti elogi per le dichiarazioni di Gilmore.

«Il resoconto di Sir Ian è un altro chiodo nella bara del proibizionismo», concordano. E rincarano: «Il governo dovrebbe iniziare a valutare l'impatto del proibizionismo in confronto alla depenalizzazione e a una severa regolamentazione». Anche Nicholas Green, presidente del Bar Council (il principale ordine professionale degli avvocati nel Regno Unito, ndr) si è espresso favorevole a questo metodo, sostenendo che i costi del traffico di droga sono stimati attorno ai 13 miliardi di sterline annui; mentre ricorrendo a prassi più distensive si potrebbero svincolare numerose forze di polizia e destinarle alla lotta ad altri crimini, si ridurrebbero i crimini relativi al consumo di droghe (reati facilmente recidivi) e diminuirebbe la promiscuità igenica – conseguenza dalla clandestinità, in quanto reato – con conseguente aumento della salute pubblica.

Complimenti anche da Niamh Eastwood dell'associazione Release – questa da sempre pro e impegnata per la legalizzazione nonché curatrice di questo sito – si è complimentata su Metro, e ha prevede benefici come quelli del Portogallo nel 2001, quando ammorbidì la legislazione: nel giro di qualche anno calarono i decessi per overdose, e il numero di giovani tossicodipendenti.

Tuttavia, a mantenere forti riserve a riguardo sono il governo e la maggioranza. Sulla vicenda, il presidente della camera dei Comuni Keith Vaz ha replicato che coloro che sono favorevoli alla legalizzazione “vogliono semplicemente crease un'errata impressione della pericolosità di queste sostanze, cosa nei fatti ben distante dalla realtà”.