Importanti passi avanti nel nuovo piano d’azione dell’UE in materia di lotta contro la droga

Il Parlamento europeo dovrà approvare il nuovo piano d’azione prima di poter essere attuato

Il Parlamento europeo dovrà approvare il nuovo piano d’azione prima di poter essere attuato. (Source: Wikimedia)

La Commissione europea ha proposto un nuovo piano d’azione in materia di lotta contro la droga per l’Unione europea che, a quanto pare, prevede importanti passi avanti.

Alcune tra le nuove proposte riguardano l’indagine sul rapporto che intercorre tra il narcotraffico e la tratta di esseri umani, l’attuazione di misure di riduzione del danno basate su dati, e la tutela dei diritti umani in caso di finanziamento di attività di lotta contro la droga in paesi stranieri.

Il nuovo piano d’azione dell’UE in materia di lotta contro la droga per il periodo 2017-2020 è stato pubblicato lo scorso 15 marzo e, in caso di approvazione, costituirà la base della seconda fase di un impegno multinazionale della durata di otto anni: la strategia dell’Unione europea in materia di droga per il periodo 2013-2030 (la “strategia”).

La strategia mira a raggiungere cinque obiettivi generali. A grandi linee, questi obiettivi riguardano: la riduzione della domanda di droga; la riduzione dell’offerta di droga; il coordinamento tra diversi attori – tra cui la Commissione europea, gli Stati membri e la società civile; la cooperazione a livello internazionale – in particolare con gli Stati produttori di droga; e la promozione delle ricerca, in particolare quella finalizzata allo studio dei potenziali collegamenti tra il narcotraffico e altri tipi di crimini.

Il nuovo piano d’azione proposto per il periodo 2017-2020 è una versione aggiornata e modificata del precedente piano d’azione dell’UE in materia di lotta contro la droga per il periodo 2013-2016.

Nel tentativo di ridurre la domanda di droga, il nuovo piano d’azione rivolge particolare attenzione a quei gruppi che la Commissione europea percepisce come vulnerabili.

Il piano d’azione sottolinea la necessità di una maggiore cooperazione tra gli Stati membri per favorire lo scambio di migliori pratiche “per le azioni di prevenzione [del consumo di droghe] mirate ai bambini e ai giovani”.

Inoltre, il piano d’azione sottolinea quanto sia importante che gli Stati membri tengano conto della vulnerabilità dei migranti e dei richiedenti asilo, centinaia di migliaia di persone che a partire dal 2013 sono entrate nell’Unione europea e che sono particolarmente a rischio di essere coinvolti nei giri di droga.

Il nuovo piano d’azione promuove inoltre nuove ricerche nel campo dell’indagine sui potenziali collegamenti tra le reti criminali dedite al traffico di droga e quelle dedite ad attività terroristiche e al traffico di migranti. Mentre la ricerca in questo campo è senza dubbio importante, non ci sono prove che suggeriscano un collegamento significativo tra il traffico di droga e la tratta di esseri umani. Rivendicare un legame tra le due potrebbe essere usato dalle autorità come una scusa per inasprire le misure contro gli individui coinvolti nel traffico di droga.

Un’ulteriore aggiunta che potrebbe essere accolta con favore dagli operatori sanitari è il più vasto impiego dell’espressione “basato su dati”. Sebbene tale espressione fosse già presente nel piano d’azione per il periodo 2013-2016, nel nuovo piano ricorre con maggiore frequenza ed è l’unico elemento di modifica all’interno di frasi che per il resto risultano immodificate.

Ad esempio, la richiesta di migliorare l’efficacia delle misure di prevenzione è stata modificata per richiedere “l’efficacia delle misure di prevenzione basate su dati”.

Non è chiaro se si tratti unicamente di un raggiro retorico per placare le critiche o se sia indicativo di un graduale atteggiamento di apertura da parte dell’UE nei confronti della questione delle droghe.

Un estratto del piano d’azione 2017-2020; in neretto sono riportate le parti aggiunte rispetto al precedente

Il nuovo piano d’azione prevede di migliorare “l’accesso ai servizi di riduzione del danno, ad esempio, programmi di scambio di aghi e siringhe (NSP), terapia sotitutiva degli oppiacei (OST), e programmi di naloxone per il consumo a domicilio”.

Nessuno dei due programmi – l’NSP e l’OST – era stato menzionato nel piano d’azione 2013-2016.

Ampliare l’accesso al naloxone – un farmaco salvavita in caso di overdose da oppiacei – è particolarmente importante dal momento che il numero di decessi indotti da droghe è in aumento in numerosi paesi dell’Unione europea. L’anno scorso, L’Osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze (OEDT) ha riferito che il numero di morti in Svezia, Lituania e Irlanda continua a crescere. In Inghilterra e in Galles, le ultime stime su base annuale relative ai decessi indotti da droghe sono state le più alte di sempre.

In un passo senza precedenti, il progetto di piano d’azione fa appello agli Stati membri affinché integrino “le regole dello stato di diritto e le norme e i principi internazionali sui diritti umani nelle misure di contrasto connesse alla droga”. Questa richiesta risulta particolarmente importante dal momento che gli Stati membri dell’UE, oltre che l’organizzazione nel suo complesso, hanno suscitato polemiche per aver finanziato politiche antidroga repressive in altri paesi.

Ad esempio, l’UE ha finanziato un programma antidroga in Iran che ogni anno infligge la pena di morte a centinaia di persone per reati di droga.

Il nuovo progetto di piano d’azione in materia di lotta contro la droga 2017-2020 offre notevoli miglioramenti basati su dati e nel rispetto dei diritti umani rispetto al piano precedente. Tuttavia deve essere sottoposto alla valutazione e all’approvazione del Parlamento europeo e del Consiglio d’Europa prima di essere attuato.