In Regno Unito i decessi per droga continuano ad aumentare: è tempo di agire

Grafico rappresentante le morti per droga. Fonte: ONS.

 

Ogni anno dal 2013, l’Office for National Statics del Regno Unito ha riportato un aumento nel numero di morti per droga in Inghilterra. Lo scorso anno, abbiamo riportato che la droga ha superato gli incidenti stradali come causa principale di decessi. Quest’anno, ha ecceduto anche i suicidi fra la popolazione maschile tra i 35 e i 49 anni.

Proprio questa settimana, il Primo Ministro Boris Johnson ha promesso di spendere miliardi di sterline su politiche di giustizia penale inefficaci, tra cui £2.5 miliardi annui per espandere la popolazione carceraria di ulteriori 10,000 individui. É altamente improbabile che questi impegni saranno più realistici delle promesse precedentemente non mantenute, ma essi rimangono, a differenza degli investimenti nel prevenire che individui muoiano per abuso di droga, i quali hanno ricevuto gravi tagli.

Cifre fornite dal governo mostrano una riduzione del 27 percento nella spesa per i servizi di trattamento per droga per adulti dal 2015-16. In alcuni luoghi con tassi molto elevati di decessi per droga – come Blackpool, Hartlepool, Liverpool e North Tyneside – il budget per i trattamenti per droga è stato tagliato di più del 50 percento.

Le morti per droga non sono diffuse in modo equo tra le comunità britanniche. L’onere più grande è delle comunità che risiedono nelle aree più svantaggiate. Fino a poco tempo fa, i media hanno per lo più trascurato le comunità i cui uomini di mezza età che fanno uso di oppiacei muoiono quotidianamente. Molta più attenzione è stata rivolta a persone giovani morte a causa di ‘droghe da festa’, come l’ecstasy.

Mentre le morti ammontano, tutto ciò sta cominciando a cambiare. Più seguito e copertura vengono ora dati a strazianti storie di decessi, come quella di Kevin Lane. Lane ha avuto difficoltà con la dipendenza da eroina per tanti anni, oltre a soffrire di problemi di salute mentale – una combinazione fin troppo comune per persone che hanno problemi con sostanze stupefacenti. La sua vita è stata interrotta prematuramente a 32 anni: è stato ritrovato nel bagno di un negozio dopo aver fatto un’overdose di eroina.

La pratica oltraggiosa del “cuckooing” (da ‘cuculo’, uccello che utilizza i nidi altrui) – si tratta di quando spacciatori si impadroniscono della casa di persone vulnerabili, spesso che usano o hanno usato droghe in passato – mostra anch’essa che chi usa droghe merita protezione, non solo biasimo.

In Scozia, i livelli record di decessi per droga sono state riconosciute come sintomo di povertà radicata. Le morti sia a nord che a sud del confine scozzese rappresentano una crisi sanitaria pubblica che scatena richieste per un approccio diverso da parte di famiglie in lutto, gruppi di sostegno e molti ancora. Westminster ha tuttavia fallito nell’eseguire ed applicare delle misure per ridurre i decessi basate su prove, come quelle consigliate dall’Advisory Council on the Misuse of Drugs.

Anzichè investire sui trattamenti per la sostituzione di oppiacei, il governo ha tagliato ampiamente i fondi disponibili. Tocca adesso a indigenti enti locali fornire i trattamenti [per dipendenza da oppiacei] assistiti da eroina. Il governo ha pure rifiutato di appoggiare le sale per il consumo di droga. Queste strutture di fatto salvano vite, ma necessitano di appoggio politico e sostegno economico – affatto facile considerando che il pubblico le percepisce come luoghi che facilitano l’uso di droga invece di strumenti per ridurre i danni correlati all’uso di droga.

Tutte le morti per droga sono prevenibili. Sappiamo come invertire questa terribile tendenza di mortalità, ma la classe politica deve agire su questa conoscenza. A meno questo accada, temiamo che l’anno prossimo verrà riportato un nuovo record di decessi per droga.

 

*Ian Hamilton, professore associato, Università di York e Alex Stevens, professore in Giustizia Penale e Direttore di Facoltà per il Coinvolgimento del Pubblico, Università di Kent.

Questo articolo è stato ripubblicato da The Conversation in accordo con una licenza Creative Commons. Leggi l’articolo originale qui.