Kenya, donne che fanno uso di eroina: l’importanza di intervenire agli stadi più precoci

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In Kenya, l’eroina è la droga maggiormente assunta per iniezione. Principalmente reperibile e consumata nelle grandi città keniote, Mombasa e Nairobi, è difficile estimare quanto diffuso sia l’uso d’eroina. Le stime variano tra le 18,000 e le 33,000 persone.

Si teme che il consumo di eroina stia crescendo ma esistono anche preoccupazioni riguardo agli alti tassi d’infezione da HIV, specialmente tra la popolazione femminile. I comportamenti legati all’uso di droghe per via endovenosa sono riconosciuti come fattori chiave nel facilitare la trasmissione del virus.

I risultati di una ricerca condotta quattro anni fa in Nairobi mostrano che il 18.3% delle persone che usavano droghe per via endovenosa era HIV positivo. Del totale, il 16% degli uomini e il 44.5% delle donne erano positivi al virus. Quindi, per le donne che si iniettano droghe è più di due volte più probabile essere affetti da HIV rispetto alla popolazione maschile.

La nostra ricerca ha provato a capire i motivi e le modalità con cui giovani donne e ragazze passano da usare droghe legali, come alcol e sigarette, a sostanze stupefacenti illegali, come l’eroina.

Abbiamo riscontrato che la maggioranza delle donne sono state introdotte al consumo di droghe da partner dell’altro sesso durante l’adolescenza, tra gli 11 e i 17 anni d’età. Un elemento fondamentale nel loro uso ripetuto erano proprio queste relazioni spesso volatili.

Le nostre conclusioni, inoltre, offrono informazioni riguardo al perchè le donne fossero più a rischio di infezione: spesso hanno a che fare con livelli di stigma elevati, il che ha prevenuto molte dal partecipare in programmi di trattamento o di “scambio-siringa”, e ciò le rendeva ancora più dipendenti dai loro partner per droga e siringhe. Questo comporta l’uso condiviso di “attrezzatura”. Per di più, molte donne, per finanziare il proprio uso, partecipavano in attività sessuali a fini commerciali e spesso senza usare preservativi.

L’alta prevalenza del virus tra le donne che si iniettano droga non è esclusiva al Kenya. Lo stesso fenomeno può essere osservata in Senegal (13.0% contro il 3.0% per gli uomini) e in Nigeria (37.7% contro 7.4%).

I nostri risultati potrebbero aiutare a riconoscere quali donne e ragazze sono a rischio. La speranza è che questo possa meglio informare le strategie rivolte a prevenire che queste donne diventino consumatori problematici.

 

Donne a rischio

 

Abbiamo parlato con 306 donne residenti in aree a basso reddito in Nairobi, le quali stavano partecipando a un programma comunitario di riduzione del danno gestito da un’organizzazzione non governativa. Le donne assumevano droghe iniettive – principalmente eroina, assieme ad altre sostanze come bang, valium, roipnolo e artane. Avevano tutte un’età compresa tra i 18 e i 42 anni.

Gran parte delle donne provenivano da aree urbane a basso reddito e non avevano ricevuto molta istruzione formale. Circa il 60% ha completato le scuole elementari, mentre il 32% ha frequentato almeno la scuola secondaria. Il 7% dei rispondenti circa non è mai andato a scuola.

La stragrande maggioranza, oltre il 90%, viveva allora insieme ad un partner.

Molte di queste donne cominciarono ad usare droghe intorno ai 17 anni. Circa il 74% delle rispondenti ha dichiarato di essere stato introdotto alle droghe da un partner sessuale, fisso o occasionale.

Coloro che avevano cominciato ad usare droghe già in età più precoci (tra gli 11 e i 19 anni) erano spesso più inclini a lasciare la scuola e a non diplomarsi. Inoltre le stesse tendevano ad avere rapporti sessuali ad un’età più prematura delle altre, spesso con partner di sesso maschile che già usavano droghe. Solitamente, le donne cominciavano con sostanze lecite come l’alcol e la Miraa (anche nota come Khaat, pianta contenente catinone).

Gli uomini erano comunemente più vecchi e in grado di provvedere economicamente alle proprie partner, oltre ad essere spesso iperprotettivi e violenti. Lo stress provocato dalle (frequenti) rotture di queste relazioni portava ad un aumento d’uso di droghe, legali o altrimenti, per molti. Nuove relazioni vennero intraprese anche dalle donne e con esse, a volte, nuove droghe come l’eroina introdotte.

Molte donne si facevano sfruttare sessualmente al fine di raccimulare i soldi per l’eroina o cercavano relazioni con consumatori del sesso opposto onde compartire con loro la droga.

Queste informazioni e conoscenze sono fondamentali per mettere a punto gli interventi di prevenzione dell’HIV. Esse mostrano infatti che i programmi mirati a prevenire l’HIV in ragazze adolescenti e giovani donne devono anche affrontare l’abuso di sostanza, la violenza di genere e lo stigma verso le donne che usano droghe.

 

Strategie per il futuro

 

Le politiche e i programmi di salute per donne che si iniettano droghe devono identificare e prendere di mira i potenziali consumatori già dai primi tempi. Delle lezioni possono essere tratte dal programma del governo statunitense “Teens Linked to Care” (“Adolescenti Connessi alla Cura”), il quale ha coinvolto adolescenti a rischio in programmi di educazione sull’uso di sostanze e educazione sessuale. Iniziative di questo genere potrebbero aiutare giovani donne a evitare, o perlomeno a gestire in maniera migliore, i rischi legati all’uso di droga e le relazioni sessuali.

In Kenya, il Ministro della Salute, attraverso il “National Aids and Sexually Transmitted Infection Control Program” (“programma nazionale di controllo dell’HIV e altre infezioni sessualmente trasmissibili”), ha attuato i nove interventi raccomandati dall’OMS finalizzati alla prevenzione dell’HIV tra persone che fanno uso di sostanze per iniezione. Questi interventi includono programmi di scambio di aghi e siringhe, cura della dipendenza, diagnosi dell’HIV e aiuto psicologico, terapia antiretrovirale, prevenzione e trattamento di infezioni sessualmente transmissibili, e informazione, educazione e dialogo mirati.

Questi programmi hanno avuto buoni risultati nel ridurre la condivisione di aghi e siringhe tra persone che usano droghe, riducendo così il rischio di transmissione di HIV.

Tuttavia, l’iniziativa ha i suoi limiti. In primis, il fatto che raggiunga solo un numero esiguo di donne, dato che non dispone di strategie incentrate sulla mobilitazione di questi interventi. Molte indagini mostrano che, ad intraprendere programmi di trattamento, sono principalmente uomini.

Per il futuro, i programmi di prevenzione dell’HIV dovranno essere indirizzati a ragazze adolescenti, con un “complesso” di obiettivi comprendente l’identificazione di ragazze a rischio, l’uso di sostanze, l’educazione sessuale e l’aumento del livello di istruzione.

 

* Catherine Mwangi, dottoranda presso Jomo Kenyatta University of Agriculture and Technology e John Gachohi, ricercatore post-dottorato presso Washington State University.

Questo articolo è stato ripubblicato da The Conversation in accordo con una licenza Creative Commons. Leggi l’articolo originale qui .