La Francia depenalizzerà il possesso di cannabis nel giro di qualche mese

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Il neoeletto Ministro dell’Interno francese ha dichiarato che già a partire dal mese di settembre il possesso personale di cannabis potrebbe non essere più perseguito penalmente, anche se questo cambiamento potrebbe essere accompagnato da un inasprimento senza precedenti delle misure punitive per le persone condannate per spaccio di droga.

Gérard Collomb, Ministro dell’Interno, ha dichiarato che le nuove norme sono pronte per essere attuate, in base alle quali chi viene trovato in possesso di cannabis riceverà una contravvenzione e dovrà pagare una multa, invece di essere processato o arrestato. I nuovi piani, esposti dal ministro durante un’intervista al notiziario francese BFMTV del 24 maggio, potrebbero entrare in vigore già entro 3 o 4 mesi, ha dichiarato il ministro.

Secondo il diritto francese, esistono tre categorie di reati: i reati gravi chiamati “crimini”, i reati meno gravi chiamati “delitti”, e le infrazioni non penali chiamate “contravvenzioni”. Collomb sostiene che il possesso di cannabis sarà ridotto nella classifica a una semplice contravvenzione, che non può essere punita con la criminalizzazione o l’incarcerazione.

Emmanuel Macron, proclamato presidente il 14 maggio, aveva precedentemente indicato che le multe per possesso di cannabis sarebbero arrivate fino ai 100 € (86£/111$). Prima del successo elettorale, Macron aveva dichiarato che il “regime delle contravvenzioni sarebbe stato sufficiente per sanzionare [il consumo di cannabis], aveva definito il divieto della cannabis come “[la causa di] un problema di sicurezza”, e aveva definito la regolamentazione giuridica della droga come potenzialmente “valida”.

Il consumo della cannabis è molto diffuso in Francia, infatti, secondo quanto riferisce Terra Nova – il think tank della sinistra francese –, circa 550.000 persone – o l’1,5 per cento della popolazione tra i 15 e i 64 anni – fa uso di cannabis tutti i giorni.

Nonostante ciò, la Francia ha alcune tra le leggi più severe sulla cannabis di tutta l’UE, secondo l’Osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze (EMCDDA). Attualmente, il possesso di cannabis per uso personale può essere punito con fino a dieci anni di prigione o con una multa fino a 7,5 milioni di euro (6.5 milioni di sterline/8.4 milioni di dollari). Queste ultime due punizioni non vengono inflitte con frequenza, e le condanne per possesso nella maggior parte dei casi comportano multe o semplici avvertimenti. Tuttavia, i singoli agenti possono gestire i reati di cannabis a loro discrezione, e la polizia francese è stata accusata di usare tattiche discriminatorie.

Nonostante i piani di Collomb sembrino segnare un significativo passo avanti nella politica antidroga francese, un difensore della riforma di tale politica ha espresso la sua preoccupazione.

Benjamin Jeanroy – cofondatore e capo delle politiche antidroga presso l’organizzazione riformista francese ECHO – sostiene che il cambiamento “allevierà il lavoro dello stato, ma non eliminerà l’ingiustizia sociale” prodotta dalla proibizione delle droghe; a dispetto della fine della criminalizzazione, ha suggerito, la discriminazione e l’emarginazione continueranno a essere presenti.

“Le leggi attuali hanno come obiettivo principale le persone appartenenti alle aree più povere e le comunità di immigranti, e nonostante il cambiamento questa realtà potrebbe seguire immodificata. Si tratta di quelle stesse persone che hanno più difficoltà [finanziarie] a pagare una multa”, ha riferito Jeanroy a TalkingDrugs. “Questo [cambiamento] non è sufficiente; speravamo in risposte più efficaci da parte del nuovo governo, che fossero solide dal punto di vista economico e basate su dati scientifici”.

Se da un lato la depenalizzazione del possesso di cannabis per uso personale viene presentata come un ridimensionamento della guerra alle droghe, dall’altro Collomb ha reso noti i suoi piani di introdurre limitazioni sulla libertà di circolazione di alcune persone condannate per spaccio.

“Il problema oggigiorno è che la gente viene arrestate [per vendita di droga] e non succede nulla”, ha sostenuto Collomb al notiziario francese BFMTV. “Dopo due giorni, lo spacciatore fa ritorno al suo vicinato e [si rimette a vendere droga]”.

Per risolvere questo problema, Collomb ha dichiarato che a coloro che hanno ricevuto una condanna per spaccio  sarà temporaneamente impedito di fare ritorno al loro quartiere. Così facendo, ha dichiarato Collomb, si ridurrà il traffico di droga, così come la possibilità che un individuo condannato si faccia coinvolgere in rappresaglie o metta in atto comportamenti intimidatori. Il ministro ha inoltre suggerito che l’inasprimento delle misure antidroga potrebbe ridurre il terrorismo.

Jeanroy ci ha riferito che questa misura pone a rischio i diritti civili, e “fa procedere la Francia nella stessa direzione seguita negli ultimi 40 anni” in materia di politiche antidroga. E ancora, ha osservato, questa misura danneggerà in particolar modo le persone povere delle comunità urbane, considerato che “in genere vivono dove spacciano”; accrescendo in questo modo l’emarginazione di un gruppo già criminalizzato.

Se i piani passeranno, la Francia si unirà a molti altri paesi dell’Europa occidentale che ormai non perseguono più penalmente le persone per possesso di cannabis per uso personale, tra cui la Spagna, il Portogallo, e i Paesi Bassi.