La Russia vieta il metadone in Crimea, le conseguenze potrebbero essere gravissime

A seguito della recente annessione della Crimea, la Russia ha annunciato che tutto il metadone dovrà essere rimosso dalle cliniche e dagli ospedali della regione, interessando centinaia di utilizzatori di eroina dipendenti dalla terapia sostitutiva a base di metadone.

Il capo del Servizio federale per il controllo della droga in Russia (FSKN), Victor Ivanov, ha annunciato la rimozione alla fine del mese prossimo, spiegando, “Il metadone non è una cura. Praticamente tutte le scorte di metadone in Ucraina stanno circolando in un mercato secondario e distribuite come narcotici in assenza di un controllo adeguato”, come riportato dall’Agenzia stampa Russa ITAR-TASS.

La Russia è da lungo tempo in prima linea contro i trattamenti al metadone per i dipendenti da eroina, rifiutando di finanziare un servizio volto alla riduzione del danno per i tossicodipendenti del paese, nonostante le evidenze mediche in circolazione sull’efficacia della terapia sostitutiva in caso di dipendenza dagli oppiacei. Insieme alla sua incapacità di riconoscere la validità della terapia, l’amministrazione russa ha anche voluto propagare l’idea che la promozione dell’uso del metadone essenzialmente incentivi il mercato nero, dove utilizzatori e criminali possono vendere le dosi che hanno in eccedenza.

Le implicazioni di questo divieto - che avrà effetto sugli 800 eroina dipendendi in Crimea - sono numerose. La principale conseguenza è che l’immediato taglio dei rifornimenti farà sì che le attuali scorte di metadone diminuiranno progressivamente fino ad esaurirsi, così che i pazienti in cura saranno costretti a disabituarsi alla dipendenza da oppiacei a ritmo innaturale, in questo modo sarà considerevole il rischio che essi siano spinti nuovamente verso l’eroina. Come uno dei pazienti attualmente in terapia sostitutiva ha detto all’ AP, “Per un mese e mezzo non sarò in grado di sedermi, dormire o mangiare. Sono a serio rischio di un esaurimento fisico.”

I pazienti sono a rischio di essere spinti nuovamente alla dipendenza da eroina o da altre droghe intravenose, cosa che potrebbe seriamente aumentare il propagarsi di HIV in Crimea. Come nota Andriy Klepikov, direttore esecutivo dell’ International HIV/AIDS Alliance in Crimea, in questo scenario, i tossicodipendenti potrebbero non avere accesso ad un ambiente sicuro o a siringhe pulite, rendendoli così altamente vulnerabili all’infezione dal virus dell’HIV.

L’AIDS Alliance ha offerto i suoi servizi come intermediario per sei mesi nell’ottica di mediare contro la decisione russa, mentre l’International Network of People who Use Drugs (INPUD) sta chiamando le organizzazioni dell’ONU per assicurarsi che il servizio di riduzione del danno continui.
Basandoci sull’ostinazione russa verso questo tema, la prospettiva di una riduzione del danno e del proseguo della terapia sostitutiva a base di metadone in Crimea si fa sempre più difficile in un immediato futuro.