Legalizzazione: una Misura per Combattere Violenza e Corruzione in Messico?

Il Presidente-eletto Andrés Manuel López Obrador ("AMLO") ha promesso una nuova strategia antidroga

Il Presidente-eletto Andrés Manuel López Obrador ("AMLO") ha promesso una nuova strategia antidroga (Fonte: Wikimedia/Pixabay)

Per decenni, in Messico, il proibizionismo ha alimentato corruzione e violenza. Ora, un presidente radicalmente nuovo si accinge a entrare in carica: potrebbe la regolamentazione delle droghe rappresentare una risposta a questi problemi?

Transparency International classifica il Messico tra i paesi più corrotti al mondo. Secondo un recente rapporto del Washington Office on Latin America, almeno 14 tra governatori in carica ed ex-governatori sono al momento indagati per corruzione, alcuni sospettati di aver cospirato con la criminalità organizzata. Lo stesso rapporto, inoltre, attesta una diminuzione della fiducia del pubblico nelle istituzioni messicane: circa due terzi della popolazione percepisce i giudici come corrotti, e una percentuale simile considera corrrotta la polizia.

Il potere dilagante dei cartelli della droga in Messico ha provocato livelli di violenza mai osservati prima nella storia del paese: lo scorso anno, è stato registrato il numero record di oltre 25,000 omicidi, mentre oltre 130 politici o candidati sono stati uccisi a ridosso delle elezioni nazionali, che si sono tenute a inizio Luglio.

Come in molti altri paesi dell’America Latina, la corruzione e la violenza dilaganti in Messico sono una conseguenza del potere accumulato dalla criminalità organizzata grazie ai ricavi dal narcotraffico. A sua volta, l’esorbitante giro di denaro attorno al narcotraffico è un effetto diretto del proibizionismo.

Il Messico è il principale fornitore di sostanze illecite degli Stati Uniti – un mercato il cui valore all’ingrosso è stimato tra 13.6 e 48.4 miliardi di dollari l’anno. Dati gli ingenti profitti, non è che inevitabile che a tale commercio si accompagni tanta violenza - come riassunto dalla massima dei cartelli colombiani della droga: Plata o plomo – Soldi (in mano) o piombo (in testa).

Una domanda sorge spontanea: perché non ridurre l’influenza dei cartelli della droga, legalizzando il mercato degli stupefacenti e cosi eliminando questa fonte di reddito?

Il popolo messicano sta riconsiderando l’approccio repressivo e proibizionista al momento dominante, come dimostrato dalla schiacciante vittoria di Andrés Manuel López Obrador (anche conosciuto come ‘AMLO’) alle elezioni messicane dell’1 Luglio. La bruciante sconfitta dei due partiti dell’establishment  è una manifestazione della fame di riforme del popolo messicano.

Il Presidente-eletto ha incentrato la sua campagna elettorale sulla promessa di eliminare la corruzione nel paese e abbandonare la lunga tradizione di militarizzazione del contrasto al narcotraffico. Nonostante non sia ancora ufficilamente entrato in carica, il Presidente-eletto ha già chiesto la cancellazione di un accordo commerciale con gli Stati Uniti del valore di 1.2 miliardi di dollari, che prevedeva l’acquisto di otto elicotteri ‘Sea-Hawk’ da utilizzare nella lotta alla criminalità organizzata.

AMLO ha promesso di combattere la war on drugs con “abbracci, non sparatorie”, anche prevedendo una forma di amnistia per i contadini scoperti a coltivare sostanze illecite. Il neo-presidente non ha comunque escluso la legalizzazione; interrogato sulla sua strategia di contrasto al narcotraffico, AMLO ha affermato che nessuna misura è esclusa, “niente - neanche la legalizzazione.”

La regolamentazione del traffico di stupefacenti potrebbe essere l’asso nella manica di cui AMLO ha bisogno per combattere violenza e corruzione – intrinsicamente legate al proibizionismo – e rafforzare l’economia messicana. Allo stesso tempo, le risorse ricavate dalla tassazione di tali sostanze potrebbero essere investite in interventi di riduzione del danno e trattamento delle dipendenze -  un problema significativo in un paese in cui si sta registrando un aumento dell’uso di metanfetamine ed eroina.  

Inoltre, tali risorse aggiuntive potrebbero essere investite nella realizzazione di alcuni ambizionsi programmi sociali promessi da AMLO per dissaudere la gioventu messicana dall’unirsi ai cartella della droga - come l’aumento dell’occupazione e dei salari, e progetti di sviluppo delle infrastrutture.

Un’eventuale legalizzazione, però, non è impresa da poco, e potrebbe ripercuotersi negativamente sulla relazione amichevole che AMLO spera di intrecciare con gli Stati Uniti – un paese che, storicamente, ha supportato e finanziato la ‘linea dura’ del Messico nei confronti del narcotraffico.  Presumibilmente, gli Stati Uniti si opporrebbero in modo deciso a un approccio meno repressivo, dato il fondamentale ruolo del Messico, di supporto alla lotta statunitense al narcotraffico.

Una cosa è chiara: sotto la guida di Andrés Manuel López Obrador, il Messico si prepara ad adottare un approccio alla War on Drugs più pragmatico. La legalizzazione sarebbe un passo coraggioso, e potrebbe contribuire in modo significativo a ridurre la violenza che attanaglia il paese. La domanda è: fin dove è disposto a spingersi, questo ambizioso presidente-eletto?  

 

Le opinioni espresse in quest’articolo sono proprie dell’autore, e non riflettono necessariamente la posizione di TalkingDrugs.