L’Inasprimento della War on Drugs in Sri Lanka è tanto Pericoloso quanto Inutile

In Sri Lanka si sta progettando di coinvolgere le forze armate nelle operazioni di contrasto al narcotraffico

In Sri Lanka si sta progettando di coinvolgere le forze armate nelle operazioni di contrasto al narcotraffico (Fonte: Flickr/Dennis Candy)

I piani dello Sri Lanka di militarizzare l’attuazione delle politiche antidroga e procedere con le esecuzioni per reati legati al narcotraffico sono parte di un tentativo incauto di contrastare il traffico di stupefacenti, che potrebbe esporre la popolazione civile a seri pericoli.   

La scorsa settimana, il Presidente dello Sri Lanka ha annunciato di voler giustiziare per impiccagione individui condannati per certi reati legati al traffico di stupefacenti.  Contemporaneamente, il Presidente ha anche stilato uno ‘Special Provision Act’ (atto di disposizione eccezionale) che attribuisce all'esercito poteri di polizia, permettendo così ai militari di partecipare in operazioni interne di contrasto agli stupefacenti. Questo improvviso inasprimento della war on drugs è dovuto a crescenti timori che lo Sri Lanka stia diventando un punto nevralgico nelle rotte del narcotraffico globale, suscitati da un aumento senza precedenti, dal 2016, dei sequestri di eroina e cocaina nel paese.

Invece di elaborare, con la necessaria attenzione, ponderate politiche di lotta alla corruzione e monitoraggio del narcotraffico, le autorità del paese, in preda al panico, stanno rispondendo con misure drastiche, reazionarie, e del tutto inaccettabili. Non c’è nessuna prova che la pena di morte abbia effetti deterrenti sul traffico di droga; al contrario, numerosi esempi dimostrano gli ingenti danni che la popolazione civile soffre a causa della militarizzazione della war on drugs.

Emulare le Filippine

Il portavoce presidenziale ha affermato che giustiziare individui condannati per reati legati al narcotraffico permetterà allo Sri Lanka di “replicare il successo” della war on drugs nelle Filippine.

Almeno 12,000 persone sono state uccise nelle Filippine dall’entrata in carica, nel Luglio 2016, di Rodrigo Duterte - la maggior parte per strada, a colpi di pistola. Alcuni tra questi sono stati uccisi perchè sospettati di vendere sostanze stupefacenti, altri perchè sospettati di consumare droghe; in molti casi, il sospetto uso o traffico di sostanze illecite è stato sfruttato, dopo la morte, per giustificare uccisioni avvenute per motivi completamente diversi. Tra i morti, anche bambini di soli sei anni. A nessuna di queste persone è stato garantito un giusto processo prima di essere giustiziate.

Almeno 12,000 persone sono rimaste uccise a causa della war on drugs lanciata nelle Filippine dal Presidente Duterte.

Come affermato da un attivista filippino per i diritti umani, un anno dopo il lancio di questa politica brutale, la war on drugs “ha reso la vita umana di poco valore, e [...] ha messo in pericolo tutti gli abitanti delle Filippine. Duterte ha vanificato i progressi di libertà e democrazia conquistati dal popolo Filippino negli ultimi 30 anni”.

Proprio ora che lo Sri Lanka si sta rinforzando come paese libero e democratico, i progetti del governo potrebbero rappresentare un grave ostacolo al progresso e all’affermazione dello stato di diritto. È davvero la war on drugs nelle Filippine l’esempio che lo Sri Lanka vuole seguire?

Violenza genera violenza; I pericoli causati dalla militarizzazione della war on drugs

L’intenzione del presidente dello Sri Lanka di affidare all’esercito la repressione del traffico di stupefacenti è pericolosa, e mette a rischio le vite di persone innocenti. L’esempio più lampante di quanto questa strategia sia fallimentare è il Messico, in cui nel Dicembre 2006 è stata lanciata una vera e propria guerra, militarizzata, contro il narcotraffico. La conseguenza è stata un aumento drastico, e praticamente immediato, del tasso di omicidi nel paese; da quel momento si stima siano state uccise circa 200,000 persone.

Tasso delle omicidi (per 100,000 persone) in Messico

Questi omicidi - così come altre gravi violazioni dei diritti umani, tra cui rapimenti, episodi di tortura e tratta di esseri umani – sono il risultato dell’intensificazione della war on drugs, provocata dalla sua militarizzazione. Il compito dei soldati è combattere guerre. Affidando a soldati l’implementazione delle politiche antidroga, il governo dello Sri Lanka sta promuovendo una guerra interna che senza dubbio porterà a un aumento della violenza nel paese. Come avvenuto in Messico, persone innocenti rimarranno vittime del fuoco incrociato, la fiducia nelle istituzioni crollerà, e lo stato stesso si ritroverà indebolito. Nel frattempo, il narcotraffico in Messico rimane più forte che mai; i leader dello Sri Lanka dovrebbero imparare da questi errori.

Il nuovo presidente messicano, Andrés Manuel López Obrador, ha promesso di abbandonare la strategia della militarizzazione e ridimensionare la war on drugs nel paese.

Traffico di droghe e pena di morte

Non c’è alcun tipo di prova che la pena di morte abbia un effetto deterrente sul traffico di stupefacenti. Al contrario, in diversi paesi il narcotraffico è aumentato proprio mentre lo stato condannava a morte e giustiziava per questo tipo di reati.

In Iran, per decenni uno dei paesi in cui si registravano più esecuzioni per reati legati alle droghe, un alto funzionario della magistratura ha ammesso: “La verità è che la pena di morte per i trafficanti di droga non ha alcun effetto deterrente.” Nel 2017, l’Iran ha approvato una riforma legislativa il cui risultato è stato un calo del 99 per cento delle esecuzioni per reati relativi agli stupefacenti – nonostante ciò, non si registrano aumenti del narcotraffico.

È importante ricordare che il diritto internazionale non consente la pena di morte per reati relativi agli stupefacenti. L’imposizione di questa pena in Sri Lanka andrebbe, infatti, contro l’Articolo 6.2 della Convenzione Internazionale sui Diritti Civili e Politici, secondo il quale “nei Paesi in cui la pena di morte non è stata abolita, una sentenza capitale può essere pronunciata soltanto per i delitti più gravi". Secondo l’interpretazione dominante, questa clausola limita l’imposizione della pena di morte a delitti con cui si provoca intenzionalmente la morte.

A soffrire maggiormente sono i poveri

Nelle Filippine, sono principalmente le persone in stato di povertà che vivono negli slums a fare le spese della brutale war on drugs lanciata dal governo. In Messico, la guerra tra i cartelli della droga e lo stato si ripercuote sui soggetti più svantaggiati della popolazione – in alcuni casi arruolati con la forza a combattere o trasportare droga. In Iran, “la maggior parte delle persone giustiziate per reati relativi alle droghe non sono narcotrafficanti, ma persone povere ed emarginate sfruttate per trasportare le sostanze in cambio di piccole somme di denaro,” spiega un attivista per i diritti umani.

Allo stesso modo, se lo Sri Lanka manterrà la decisione di giustiziare i condannati per reati legati alle droghe, e militarizzare la war on drugs, saranno i più poveri a pagarne le conseguenze. I piani dello Sri Lanka di inasprire la war on drugs costerà innumerevoli vite e ingenti somme di denaro pubblico, e provocherà la violazione di diritti umani fondamentali, senza incidere in modo significativo sul narcotraffico.