L'opinione pubblica messicana muove per la legalizzazione dopo il fallimento della guerra al narcotraffico

La controversia sulla legislazione degli stupefacenti è cresciuta d'impulso intanto che un crescente numero di messicani e osservatori stranieri giungono alla conclusione che la guerra militare del Presidente Felipe Calderon contro i cartelli della droga sia fallita.

Anche il presidente stesso ha ammesso la scorsa settimana che qualcosa va detto: «Lo so che la strategia è stata messa in discussione, e la mia amministrazione sia più che da rivedere; piuttosto rafforzare o cambiare se necessario».

Egli ora ha aperto il dibattito su cosa può essere fatto per fermare la violenza causate dallo spaccio illegale di narcotici, poiché adottando la tattica corrente non sembra essere in vista di una sbocco. Anche se il presidente non ha ancora elaborato una proposta esplicita sulla legge, l'ex presidente del Messico e della Coca Cola Latin America, Vincent Fox, ha scritto sul suo blog che sia favorevole a “una legge per la produzione, distribuzione e vendita della droga”.

Nel mentre ci si prepara per celebrare il bicentenario del Messico, dei resoconti – pubblicati su quotidiani nazionali e internazionali – illustrano il collasso delle istituzioni messicane e la crescita dell'autonomia delle diverse forze dell'ordine sotto il peso dei miliardi di dollari di cocaina, che passano attraverso ogni anno il paese in direzione degli Stati Uniti.

Il continuo scetticismo viene a seguito dei rapporti sul costo di morte della guerra alla droga, contante 28.000 vittime. In precedenza il presidente usò come giustificazione per la sua dura reazione la violenza dei narcos, inviando più truppe nel nome della sicurezza, con conseguente crescita di popolarità. Comunque, adesso la disposizione dei militari e la polizia federale ha oltrepassato i limiti di tempo e la maggioranza dei Messicani è giunta alla conclusione che quelli che sono stati inviati per proteggerli non sono meglio dei cartelli della droga; in alcuni casi peggio, quando la loro posizione permette loro di estorcere e abusare dei civili. Le statistiche mostrano che le violenze sono cresciute da quando è cominciata l'offensiva nel 2006. E nel 2010 il totale dei morti ha già superato i 7.000. Molti cittadini temono per la mancanza di credibilità della polizia e dei militari: spesso uccidono cittadini innocenti e affermano che sono stati i sicari del cartello. Questo è accaduto nel caso di due studenti, colpiti da armi da fuoco fuori dalla loro università nella città del nord di Monterrey. I soldati hanno provato a svincolare dicendo che erano armati e che vicino ai loro corpi erano puntati dei fucili d'assalto. Ciononostante la notizia del tentativo di depistaggio è stata pubblicato dalla stampa: una per provare come molte volte siano implicati in altri casi come questo. La commissione nazionale del Messico per i Diritti Umani ha ricevuto 4.000 denunce di abuso perpetrato dai militari dal 2004 malgrado l'ammontare di personale militare perseguito sia  insignificante.

La corruttibilità della polizia locale e statale è ben nota in Messico. Infatti, recentemente ci sono state molte voci di mazzette  ricevute da ufficiali dell'esercito e della polizia provenienti dai cartelli. Questa settimana 300 impiegati di polizia nella citta di Làzaro Càrdenas, nel nord, hanno manifestato per le strade richiedendo le dimissioni degli ufficiali della Polizia Federale messi a capo dell'operazione. La Polizia Municipale sostiene che i loro superiori siano corrotti; a far scattare la protesta fu il rapimento e le numerose percosse subite da poliziotto di 55 anni dopo che lui sorprese un impiegato federale estorcere denaro a un privato. Scenari simili si sono verificati la settimana scorsa in Ciudad Juarez dove la polizia federale si è ammutinata, e in passato ci sono stati incidenti dove differenti forze di polizia si sono trovate sul punto di fare fuoco una sull'altra (vedi sotto).

Con la corruzione strisciante fino all'ultimo scaglione delle forze di sicurezza, Calderon è stato obbligato ad aprire il dibattito, semplicemente perchè non gli è rimasto nulla da lanciare contro i cartelli.

Negli ultimi quattro anni il governo messicano ha affrontato una conflitto mediatico per convincere il pubblico che loro stavano assestando un grosso colpo alle strutture e alle risorse di queste organizzazioni criminali. Sicari arrestati hanno sfilato di fronte alle telecamere in un costosa dimostrazione di forza, nell'hangar di un aeroporto di Città del Messico. Tuttavia, questa farsa mediatica è stata ultimamente indebolita dal crescenti dossier sull'incapacità del sistema giudiziario penale messicano di concludere il lavoro che le forze dell'ordine hanno cominciato. I documenti del governo messicano, ottenuti dall'agenzia di stampa “Associated Press”, rivelano che solo il 15 percento delle persone arrestate per crimini di droga sono state riconosciute colpevoli; il resto è stato lascito libero, dovuto a insufficienza di prove. I dati statistici sono compresi dal periodo compreso tra il 2007 e il 2010, dove 226.667 sospettati sono stati detenuti. Anche se loro hanno subito una custodi cautelare, il sistema carcerario è stato così inefficiente da non adempiere il suo scopo. Gli addetti carcerari e le guardie di solito sono sul libro-paga dei narcos e spesso permettono ai prigionieri di scappare. I cittadini messicani sono stati scioccati dalle rivelazioni del mese scorso, dove ai detenuti di una prigione dello stato del nord di Coahuila è stato permesso di uscire la notte, e gli sono state concesse armi per andare e colpire un cartello rivale; c'è stata una tragedia quando un detenuto di quella prigione ha fatto irruzione ad una festa aprendo il fuoco indiscriminatamente, massacrando 17 persone.
L'idea che se si mettesse fuori combattimento il boss di un'organizzazione tutti gli altri rientrino nella società legale è fatalmente viziata: potrebbe funzionare per qualsiasi gruppo armato per motivi ideologici, ma nel narcotraffico delle droghe illegali l'unica cosa che conti è il denaro.

Photobucket

Questo è conosciuto come “effetto Idra” cioè quel gettare benzina sul fenomeno con un crescendo di macabre esecuzioni. Quando il leader di un cartello locale viene messo fuori dal gioco si crea un vuoto di potere. Quindi, per ottenere la sua posizione viene disputata una lotta brutale, che lascia corpi torturati e decapitati ai lati delle strade come monito agli altri di non sperare in quella sorte.  Dopo che il capo di un cartello, Arturo Beltran Leyva, fu ucciso in una missione militare nella un tempo pacifica cittadina di Cuernavaca, ha preso piede una serie di omicidi occhio-per-occhio dove le vittime venivano impiccate sui ponti di periferia.

Photobucket

L'attuale dramma vel Messico può essere riassunto nelle parole citate dal dittatore Porfirio Diaz, circa cento anni prima: «Povero Messico: così lontano da Dio, così vicino agli Stati Uniti». Quelle parole lo rispecchiano oggi, attraverso i profitti ottenuti dall'importare droga negli States per una vasta quantità di armi per il contrabbando poi a sud. In molti casi i sicari dei cartelli sono capaci di colpire le pattugli militari grazi ai loro fucili ad alto potenziale, ai giubbotti anti-proiettile e ai lanciagranate.

A dispetto dei fatti, il Messico ha una delle più restrittive leggi sul possesso di armi da fuoco. L'Unire Nations Office on Drugs and Crime (UNODC) ha calcolato che attualmente in Messico ci sono abbastanza armi per i cartelli da armare un adulto su tre. La causa è l'eccessiva liberalità della legge per il porto d'armi negli Stati Uniti e per la lunga e permeabile frontiera dove la United States Border Control sembra più occupata a bloccare i migranti che a impedire il flusso di armi ad alto potenziale che lasciano il paese.

Stando al rapporto della UNODC, 20.000 armi – per un valore attorno ai 20 milioni di dollari – attraversano il confine ogni mese. Il rapporto inoltre aggiunge che in Messico sono già presenti circa 10 milioni di queste armi. La National Rifle Association è una dei più forti gruppi di lobby negli Stati Uniti e non è intenzionata a cedere terreno sul secondo emendamento e al diritto a comprare armi semi-automatiche e fucili di grosso calibro. Questa decisione lascia il governo messicano con le spalle al muro.

Photobucket

I benefici di una legalizzazione potrebbero diventare difficili da ignorare dopo Novembre, quando la California dovrà votare per legalizzare e tassare la vendita di cannabis agli adulti. La Cannabis per molto tempo è stata rifornita per la più alta percentuale dai cartelli: nel 2006 più del 60% dei proventi dei cartelli veniva dalla vendita di marijuana negli States. La legalizzazione della canapa in California potrebbe spazzare via il crimine organizzato nei prossimi quattro anni. Molti, critici, osservano che se California voterà per il sì, potrà poi il Messico mantenere la sua posizione sulla criminalizzazione delle droghe leggere?