Politiche sulle droghe usate per criminalizzare la comunità LGBTQIA+ in Uganda

 

Kawira Mwirichia, Kanga Pride, Uganda. Traduzione della citazione Kanga: “Perché amiamo l’amore e non chiediamo scusa per questo!”

Quanto accaduto in Uganda a novembre sottolinea come le politiche sulle droghe continuino a essere usate come meccanismo per il controllo sociale e la criminalizzazione delle comunità marginalizzate.

Poco dopo la mezzanotte dell’11 novembre, 127 persone sono state arrestate al Ram Bar, uno dei pochi locali LGBTQIA+ a Kampala. Gli arresti sono stati eseguiti dalla polizia ugandese, membri dell’esercito, e Unità di Difesa Locale che hanno portato tutti alla stazione centrale di polizia. Almeno 60 persone erano ancora in carcere il giorno successivo.

La giustificazione ufficiale di questo arresto di massa è l’uso di sostanze illegali, specificamente il fumo di shisha e oppio. In un’intervista con VOA Patrick Onyango, portavoce della Polizia Metropolitana di Kampala, ha detto che la polizia ha ricevuto una soffiata sul fatto che il Ram Bar è un centro per l’uso illecito di sostanze controllate; le persone arrestate saranno incriminate per via della legge sul controllo del tabacco del 2015. Chi è ritenuto colpevole di uso di shisha o oppio può essere multato di 130$ o incarcerato fino a sei mesi.

Ma molte persone sul campo, come Frank Mugisha, Direttore Esecutivo di Sexual Minorities Uganda, sostengono che si tratti di un chiaro attacco alla comunità LGBTQIA+, con le leggi sulle droghe usate come strumento per criminalizzare e intimidire. In un’intervista con VOA, ha notato come il Ram Bar sia uno dei pochi spazi per fare sensibilizzazione con la comunità LGBTQIA+ e al momento dell’arresto erano in corso una celebrazione e un incontro sulla salute.

Una fonte anonima descrive la propria esperienza: “C’è stata una grande quantità di abusi, sia verbali che fisici. Sono stato schiaffeggiato, preso a calci, e così anche vari altri. Dicevano cose molto omofobe – sradicheremo le persone come voi, come osate, ci fate fare brutta figura”, riporta Alice McCool.

“Hanno preso prima le donne e poi gli uomini. Continuavano a selezionare persone chiedendo ‘sei un uomo o una donna?’ me incluso. Abbiamo visto che c’era la stampa, è arrivata con la polizia: è stato molto spaventoso, facevano foto a tutti, con i flash sulla nostra faccia”.

Secondo persone sul posto, la stampa era stata avvisata in anticipo dalla polizia, quindi venivano registrati dei video delle persone arrestate oltre che delle foto. C’è timore che gli organi di stampa ricatteranno gli attivisti LGBTQIA+ o ripeteranno un outing di massa degli attivisti LGBT, come accaduto sul giornale Rolling Stone nel 2010, il che portò ad attacchi mirati.

Si tratta del secondo incidente a novembre che ha preso di mira la comunità queer in Uganda. Sedici attivisti LGBTQIA+ sono stati arrestati su sospetto di sesso gay. Ciò è avvenuto poco dopo l’annuncio di un ministro ugandese dell’intenzione del governo di reintrodurre il disegno di legge sulla pena di morte per il sesso gay. È adesso chiaro che il ddl non sarà reintrodotto, probabilmente per via delle potenziali proteste della comunità internazionale. Sembra che il governo ugandese stia usando altri mezzi, incluse le leggi sulla droga, per criminalizzare la comunità LGBT nel paese.

È cruciale riconoscere l’impatto della chiesa Evangelical americana in Uganda, che cerca di implementare leggi anti-omosessualità punitive per i suoi propri obiettivi politici. Nel 2012 Sexual Minorities ha fatto causa a Scott Lively, un pastore nordamericano e presidente di Truth Ministries, per crimini contro l’umanità, per via del suo ruolo nell’ispirare un movimento per togliere diritti e imporre la pena di morte agli ugandesi LGBTQIA+. Mentre è necessario chiedere conto al governo, dobbiamo anche riconoscere e rimediare ai danni delle eredità coloniali implementate dal Regno Unito e adesso dagli USA. Il dominio coloniale britannico ha portato con sé leggi anti omosessualità in molti paesi africani, Uganda incluso.

In tempi contemporanei, l’omofobia e le politiche sulle droghe esportate dagli USA vengono usate per criminalizzare le minoranze sessuali e gli attivisti in Uganda.