Singapore ha giustiziato un uomo per crimini di droga a seguito di un processo viziato

Prabagaran Srivijayan

Prabagaran Srivijayan (Source: Singapore Anti-Death Penalty Campaign)

A Singapore è stato giustiziato un uomo Malese, che era stato condannato a pena di morte, dopo essere stato trovato in possesso di eroina nell’auto che aveva preso in prestito. È stato impiccato la mattina del 14 Luglio.

Prabagaran Srivijayan, malese di 29 anni, venne arrestato nell’Aprile del 2012 dopo che le autorità trovarono 22.24 grammi di eroina nel bracciolo della macchina che aveva preso in prestito.

In base alla Sezione 17 del Singaporiano “Misuse of Drugs Act”, chiunque venga trovato in possesso di una quantità di eroina che superi i 2 grammi “sarà considerato un trafficante di droga”.

Il 2° Modulo dell’Atto dichiara che il traffico di eroina che supera i 15 grammi deve essere punito con pena di morte.

Refworld, una rivista online gestita dall’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, ha accusato il governo singaporiano di “peccare nell’applicazione degli standard internazionali per un processo giusto ed equo”. Le autorità hanno, infatti, sempre negato a Srivijayan il diritto ad avere un avvocato che lo rappresentasse legalmente.

L’ufficio dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani (OHCHR), ha espresso “seria preoccupazione” sul fatto che l’esecuzione venisse eseguita ugualmente nonostante Srivijayan fosse in attesa di appello presso la Corte Internazionale di Giustizia.

La dichiarazione rilasciata dal OHCHR recita:

“Siamo profondamente rammaricati dal fatto che, negli ultimi mesi, quattro persone sono state giustiziate per crimini di droga a Singapore. In base alle norme di diritto internazionale, la pena di morte può essere usata solo per i crimini seri, come i crimini che includono omicidi intenzionali. I crimini legati alla droga non rientrano in tale categoria”.

Srivijayan fu giustiziato all’alba di una giornata di Luglio nel noto penitenziario di “Changi”. Come riportato da TalkingDrugs,  numerose esecuzioni hanno avuto luogo nella prigione di Changi, compresa l’impiccagione di Chijioke Stephen Obioha. Obioha, 31 anni, laureato in Chimica e aspirante calciatore, fu ucciso dallo stato dopo essere stato trovato in possesso di una quantità di cannabis che superava il limite della pena di morte obbligatoria.

Singapore definisce il suo approccio nella gestione dei casi di droga come “prevenzione che fa male” o “harm prevention”, che avrebbe l’obiettivo di bloccare i danni della droga, bloccandone l’utilizzo. Un ministro ha elencato uno dei principi legati alla “harm prevention”, come l’imposizione di dure, rapide e non compromettenti esecuzioni”.

James Gomez, Direttore di Amnesty International per il sud est Asia e il Pacifico, ha affermato che “le circostanze legate al caso di Srivijayan rendono le autorità singaporiane ancora più inquietanti, ma sempre convinte di voler andare avanti con le esecuzioni. I legali che hanno seguito il caso di Prabagaran Srivijayan hanno evidenziato vari errori legati al suo processo, oltre a un appello pendente sul suo caso in Malesia. Se questa esecuzione verrà compiuta Singapore trasgredirà le norme internazionali”.

Nonostante le proteste dalle Nazioni Unite, dall’Unione Europea e dai governi di atri paesi, Singapore ha continuato a giustiziare per crimini di droga.

Dopo l’esecuzione, UN Human Rights Asia ha twittato che “condannano l’esecuzione di Prabagaran Srivijayan per crimini di droga avvenuta a Singapore”, e informano dell’apparente aumento nel paese dell’uso della pena di morte per crimini di droga.