Una storia vera-1

Vorrei iniziare questo racconto con un episodio che mi accadde nei primi giorni della scuola elementare all’età di sette anni circa, quindi pochi anni dalla fine della 2” guerra mondiale. Sono nato in un paesino delle Marche in provincia di Ascoli Piceno. Vi erano famiglie povere come la mia, tanto che mio padre non potendo trovare lavoro, andò a Roma e trovò un impiego presso un’ambasciata. Dopo pochi giorni dall’inizio della scuola ci fu un accanimento da parte dei bambini della mia classe che mi coinvolse totalmente. Come dicevo la povertà si faceva ancora sentire, e non tutte le famiglie, riuscivano a preparare un corredo adeguato per i propri figli, tanto che molti di noi usavano come cartella, la cassetta delle munizioni dei soldati americani, lasciate subito dopo i ritiro delle truppe dal nostro paese. Vi era nella mia classe, un alunno di nome Delio Zagaglia ,che indossava un paio di scarpe di legno costruite dal padre, proprio per la mancanza di denaro, non poteva averne di cuoio.( Non vi è alcun riferimento al film “L’albero degli zoccoli”). Veniva a scuola con questi zoccoli di legno, dunque rumorosi. Al termine delle lezioni , il terzo giorno di scuola ,all’uscita alcuni bambini circondarono Delio, io non ero al corrente di quanto volevano fare, e non sapevo che il rumore dei suoi zoccoli infastidisse tanto i miei compagni. Iniziarono a schernirlo, soprannominandolo “cioccolò”. Ciocco era il nome dello zoccolo che si usava d’estate, composto dal legno , ed una fascia di cuoio che da sopra manteneva il piede, simile al moderno infradito. Lo minacciavano di botte, dicendogli che erano stufi di sentire il rumore degli zoccoli in classe e che se voleva tornare a  scuola domani, doveva lasciare a casa le scarpe di legno. Quando mi accorsi che tutti erano d’accordo in quella imposizione collettiva, presi posizione, mi misi davanti a Delio coprendolo con il mio corpo, in quanto lui non aveva reagito a quella provocazione, ma si mise a piangere, in quanto era solo un bambino , come tutti noi. Gridai con tutta la voce che avevo:” Guai a chi tocca Delio, avrà a che fare con me! Non capite che non ha un paio di scarpe perché è più povero di noi?”. Nessuno si aspettava una reazione da parte mia, io ero un bambino tranquillo e mi facevo i fatti miei, ma di fronte ad una ingiustizia del genere, si scatenò in me una irruenza che io stesso rimasi sorpreso. Delio smise di piangere. Pian piano il gruppo si dileguò. Non immaginavano affatto che qualcuno potesse prendere le difese di Delio. Abitava fuori paese e il papà era un pastore. Delio mi guardò negli occhi, aveva asciugato le sue lacrime con i polsini del grembiule blu’, ( GRAZIE GIO’) gio’ era il diminutivo di GIORGIO , il mio nome per intero, e’ tutto quello che mi poté dire, era affranto e sbigottito , anche io ero sorpreso e disorientato ,non capita tutti giorni episodi di questo genere. Riprendemmo la strada di casa, rendendomi conto che era un po’ preoccupato , gli promisi che in seguito  lo avrei aspettato in strada, prima di entrare a scuola , facendo capire agli altri , che intendevamo essere in due ad affrontarli, in caso ce ne fosse bisogno. Non ci furono più episodi  simili , io e DELIO diventammo amici , andavamo al fiume insieme , imparammo a nuotare , a fare i tuffi dagli alberi e pescare i pesci. E’ stato un periodo della mia infanzia  che ricordo con molta emozione. DELIO diventò un bravo carpentiere , si costruì una bella casa, in paese vicino alla scuola , prese moglie , ed ebbe due figli ,ma morì presto , lasciò una moglie giovane e due figli in tenera età, non ricordo quale fu’ la causa della sua morte, ma ricordo che provai molto dolore , quando tornavo al paese per le vacanze estive , non vedendolo, mi mancava la gioia della sua presenza. Le persone umili , lasciano questo mondo troppo presto , lasciando anche un grande vuoto a chi rimane. DELIO,mi insegnò una lezione fondamentale , io seppi da che parte ero schierato in questa vita , e  scoprii che avevo piu’ coraggio di quanto immaginassi e che sapevo prendere decisioni immediate,senza pensare alle conseguenze, quando sapevo di essere nel giusto.