Verso una Riforma Abolizionista delle Politiche sulle Droghe

L’attività di polizia sulla droga sta portando a una criminalizzazione e incarcerazione di massa nel Regno Unito e oltre. A marzo 2019 82,847 persone erano in carcere in Inghilterra e Galles, di cui 11,015 condannate per reati di droga. Ulteriori 1,738 persone erano in custodia cautelare per reati di droga.

Una recente ricerca di StopWatch e Release sottolinea che l’ineguale e sproporzionata applicazione delle leggi sulla droga è “causa di profonda ingiustizia razziale” in Inghilterra e Galles: le persone di colore sono state fermate e perquisite per trovare droghe con un tasso di oltre nove volte superiore a quello dei bianchi nel 2016/17, perseguite per reati di droga ad un tasso di oltre otto volte superiore a quello dei bianchi nel 2017, e rappresentavano un quarto dei condannati per possesso di cannabis, nonostante siano solo il quattro per cento della popolazione.

La Guerra alla Droga è quindi sostenuta attraverso punizione, incarcerazione, attività di polizia e sorveglianza. Questo fenomeno, e gli interessi sovrapposti di governo e industria, è stato definito da molti ricercatori e attivisti come Complesso Industriale Carcerario, o CIC. Il CIC è descritto da Empty Cages Collective come la “rete di relazioni che si rafforzano a vicenda tra […] carceri, il servizio di libertà vigilata, la polizia, le corti, tutte le aziende che traggono profitto dal trasportare, nutrire e sfruttare i carcerati”.

“Attraverso il suo raggio d’azione e il suo impatto”, scrive l’organizzazione statunitense Critical Resistance, “il CIC aiuta e mantiene l’autorità di persone che ottengono il loro potere attraverso privilegi razziali, economici o altro. Ci sono molti modi in cui questo potere è raccolto e mantenuto attraverso il CIC, inclusa la creazione di immagini per i mass media che tengono in vita gli stereotipi delle persone di colore, povere, queer, immigrati, giovani e altre comunità oppresse come criminali, delinquenti o deviate”.

Le politiche sulle droghe, le forze dell’ordine, e l’ingiustizia razziale e sociale sono impossibili da capire come temi distinti. Il lavoro dell’analisi integrata delle politiche sulle droghe punitive e i suoi danni deve portare a soluzioni integrate, prendendo in considerazione la lotta più ampia contro la continuazione del CIC. Questa visione, che cerca di eliminare l’incarcerazione, l’attività di polizia e la sorveglianza, creando alternative durature alla punizione e l’incarcerazione, è intesa come abolizione, o abolizione del CIC.

Ru Kaur e Ali Tamlit scrivono che: “la costruzione di qualcosa di nuovo deve essere modellata sui principi di giustizia trasformativa – dove riconosciamo il danno ma contestiamo il modo in cui con “buonsenso” si presentano punizioni punitive come l’unica opzione per la giustizia. Attraverso questa giustizia trasformativa, una responsabilità significativa è prioritaria. Un ritornello comune di chi dubita della giustizia trasformativa è il chiedere dove metteremo chi commette reati di violenza estrema, o di omicidio, se non in carcere. Queste sono domande difficili che dobbiamo affrontare, ma sappiamo che il sistema attuale già non si occupa adeguatamente dei sopravvissuti alle violenze. Una politica abolizionista richiede di cambiare tutto sul nostro presente e di farlo in modo tale da proteggere i bisogni dei più vulnerabili. Questo ci aiuterà ad avvicinarci a qualcosa che rappresenti veramente la giustizia – invece del sistema attuale, che uccide e danneggia i più vulnerabili.”

L’abolizionismo è quindi un obiettivo di lungo termine e una pratica di tutti i giorni, una visione organizzativa, e un impegno individuale alla trasformazione. Le organizzazioni del terzo settore possono spesso soffrire di analisi di breve termine che risultato nella separazione delle tematiche, strutturate dalle opportunità (concorrenziali) di finanziamento, limiti di budget, e raccomandazioni col principio del minimo comune denominatore che cercano di ottenere supporto dal maggior numero possibile di soggetti interessati, piuttosto che da quelli giusti.

Costruire alleanze con organizzazioni che condividono obiettivi di lungo termine per l’abolizione delle prigioni e soluzioni alternative per occuparsi del danno, come Bent BarsEmpty Cages CollectiveCommunity Action on Prison Expansion (CAPE) – per menzionarne qualcuna del Regno Unito – sono passi importanti verso la costruzione di una riforma abolizionista delle politiche sulle droghe. Le raccomandazioni politiche e gli obiettivi organizzativi dovrebbero concentrarsi su chi è più gravemente colpito dal proibizionismo sulle droghe come risultato del CIC, e non devono mai rafforzare il CIC stesso.

Ci sono molti riformatori delle politiche sulle droghe che stanno già facendo questo lavoro; i principi di riduzione del danno, per esempio, condividono alcune delle filosofie di base dell’abolizionismo in quanto preferiscono la cura alla punizione. La riforma abolizionista delle politiche sulle droghe richiede una riflessione coerente e una strategia creativa.

Le seguenti domande da Critical Resistance LA citate nel libro del 2015 Captive Genders: Trans Embodiment and the Prison Industrial Complex sono utili: il tuo lavoro cerca di rendere il CIC una soluzione meno praticabile ai problemi? Il tuo lavoro si attacca agli aspetti più dannosi del CIC? Lavori per combattere forme di violenza come suprematismo bianco, eterosessismo e pregiudizio di classe, sia nelle tue campagne che nel tuo gruppo? Il tuo lavoro rende possibili futuri attacchi al CIC?