Vivere Con Un Utilizzatore di Oppiacei: Una Guida Per Tenerli Al Sicuro

Per tenere una persona che fa uso di oppiacei al sicuro è importante essere comprensivi, mostrare compassione e avere il naloxone a portata di mano (Image: North Carolina Harm Reduction Coalition)

Sono un ex dipendente da oppiacei che è riuscito a smettere. Risparmiate gli applausi; non vi parlerò del mio “trionfo” o comunque lo vogliate chiamare. Era arrivato il momento di smettere e così ho fatto. Come ho fatto è irrilevante. Anche se non faccio uso di oppiacei da sei mesi, ho una relazione con una persona che al momento continua a farsi per via endovenosa e ciò significa che devo accogliere questo fatto nella mia vita.

Non si tratta di come sia dura stare a così stretto contatto con gli oppiacei quando io stesso sono ancora così vicino alla mia dipendenza. Si tratta di come aiuto la mia partner a restare al sicuro quando si droga. Si parla dell'essere un amico e compagno migliore per chi è ancora in bilico tra il farsi o no. Si tratta di dimostrare che ci importa attraverso le azioni e non solo a parole, interventi aggressivi e tante insulse terminologie che servono solo a vendere letti di cliniche di riabilitazione a famiglie in preda alla preoccupazione e non fanno niente per aiutare il bisognoso.

Questo articolo è apparso per la prima volta su Studio L. Potete leggere la versione originale qui.

La verità è che la mia partner non è ancora pronta ad abbandonare le droghe che l'hanno aiutata a superare momenti davvero difficili. Mi sta bene così. Nessuno mi ha detto quando smettere e non possiamo essere noi a fare questa scelta per loro. Non mi piace il fatto che si droga. Mi spaventa, in un tempo in cui le morti per overdose sono all'ordine del giorno e sono in poche le persone abbastanza comprensive da fare la cosa giusta nel caso in cui quell'overdose si dovesse verificare. Quello che mi spaventerebbe di più sarebbe non sapere, e non essere in grado di proteggerla.

Si tratta di come ho preso consapevolezza di questo rischio nella vita della mia partner e di come possiate essere di maggior aiuto nei confronti dell'utilizzatore di oppiacei che magari si trova nella vostra vita. Forse è un partner intimo come nel mio caso. Forse è un vostro nonno o un genitore che soffre di dolore cronico e fa uso di oppiacei sotto prescrizione o comprati al mercato nero per riuscire a gestire il dolore. Forse è un amico. Forse siete voi a farne uso e non sapete come chiedere aiuto per tenervi al sicuro. Si tratta di come le persone possano aiutarsi a vicenda a farsi strada tra i rischi e le insidie della dipendenza da oppiacei e assicurarsi di arrivare al traguardo sani e salvi.

 

Informarsi, sapere e restare vigili

Potrei biasimare la mia partner in maniera ipocrita e intimargli di smettere per il mio bene. Potrei tirar fuori la mia dipendenza e lamentarmi del fatto che la sua potrebbe spingermi a ricominciare a farmi. Sarebbe una cosa incredibilmente egoista da fare e il mio interesse nei confronti della mia partner prevale qualsiasi futile questione. Voglio solo che viva, e qualsiasi cosa io debba fare per tenerla al sicuro, la farò. Il primo passo è sapere.

Ho chiesto alla mia partner di avvisarmi, per quanto possibile, tutte le volte che si fa. Quando siamo a casa insieme io sono lì. Osservo il processo, vedo l'ago che entra. Controllo ogni cosa e tengo pronto il kit anti-overdose nel caso qualcosa vada storto.

Non è sempre facile, ma se ti importa davvero di qualcuno che fa uso di droghe impari e mettere da parte i tuoi limiti emotivi e fai quello che devi per il loro bene. Quando siamo in giro e lei deve squagliarsela in qualche posto per farsi la dose la cronometro. Ho calcolato il tempo esatto che il processo richiede sul cronometro del mio cellulare. So quanto tempo ci vuole per preparare e iniettare la dose, e se passano anche solo poco più di due minuti rispetto al tempo previsto io vado a controllare, anche se questo significa entrare in un bagno pubblico o buttare giù a calci una dannata porta. La sua sicurezza viene al primo posto. Poi affronterò le conseguenze.

Probabilmente sembrerà una cosa difficile da fare, considerata la mia dipendenza passata. A volte può esserlo, ma anche se può essere difficile mi dona tranquillità sapere che lei sarà ancora qui domani, e per molti altri giorni dopo, e quando arriverà il momento sarò ancora qui per aiutarla a smettere.

Quando non sono con lei usiamo un sistema di messaggi. Ricevo un messaggio che mi informa della preparazione della dose, uno a dose iniettata, e un altro qualche momento dopo per confermarmi che è cosciente e reattiva. Conosco bene la mia partner e so come risponde ad una certa dose. Impari queste cose se presti molta attenzione, e ciò significa che capisco subito se c'è qualcosa che non va.

Se so dove si trova, anche quando non sono lì posso mandare il servizio di pronto intervento e se tutto va bene salvare la sua vita in quei momenti in cui non posso essere presente per assisterla.  Non è tanto efficace come il tocco personale, ma comunque è una garanzia del fatto che la mia partner non è completamente sola al momento di farsi e questa sicurezza mi permette di dormire tranquillo la notte.

Non è facile instaurare  questo tipo di dialogo se nel vostro rapporto – di qualsiasi natura esso sia – manca una comunicazione matura. Ma dovete superarlo e chiedere all’utilizzatore di oppiacei che fa parte della vostra vita di comunicarvi quando ne fa uso. È importante che gli comunichiate che accettate la loro dipendenza, ma che volete che lo facciano nel modo meno rischioso possibile per il bene di entrambi. Dovete essere disposti a fare i conti con il fatto che si fanno, stare attenti alla loro sicurezza, sia che si tratti di un’overdose o di un'interazione non desiderata da parte della polizia. Se non avete il coraggio di affrontare tutto questo vi suggerirei di farvi da parte e chiedere a qualcuno di farlo al vostro posto.

Lasciare solo un utilizzatore di oppiacei potrebbe significare condannarlo a morte, e questa scelta non si fa per amore, ma per egoistica codardia. Parliamoci chiaro – che vi importa di più, quella persona o il vostro malessere? Dovete fare una scelta. Una vita è in bilico.

 

Frequenta dei corsi e porta il naloxone con te

Ho frequentato un corso presso un servizio sanitario locale e ho ricevuto un kit anti-overdose. Quest'ultimo include il naloxone, le siringhe per iniettarlo nell'eventualità di un'overdose, e alcuni documenti per informare le autorità che sono addestrato e autorizzato a portare con me tali medicinali senza intervento da parte della legge.

È un processo breve, e non è chiedere troppo se tenete davvero ad una persona. Se portate con voi il kit anti-overdose, potreste riuscire a salvare non solo la vita della persona che utilizza oppiacei presente nella vostra vita, ma sarete preparati anche all'eventualità in cui qualcuno intorno a te vada in overdose, e considerando che ci troviamo nel bel mezzo di quella che chiamiamo una “epidemia” - nonostante il fatto che questo problema esista da decenni – quel giorno potrebbe arrivare anche per voi. È come conoscere

la rianimazione cardiopolmonare, ma per gli oppiacei.

Combinato con il lavoro di coppia di cui ho parlato prima, un kit anti-overdose è una garanzia che vi permette ti tenere la persona che fa uso di droghe nella vostra vita quasi al 100 per cento fuori pericolo. Esistono sempre delle eventualità a cui non si è preparati – come ad esempio la presenza di sostanze adulteranti nella droga – ma la presenza del naloxone sulla scena garantirà il tempo sufficiente per l’intervento da parte dei servizi di soccorso d’emergenza e si eviterà un’altra morte inutile.

È l'ultima linea di difesa e se non scegliete di portarlo con voi per il bene della persona che amate potete stare abbastanza sicuri del fatto che nessun altro lo farà. Li state lasciando a lottare indifesi contro un mostro che colpisce senza preavviso né distinzioni. Un dosaggio sbagliato può essere fatale per qualsiasi utilizzatore.

È ironico che quando ero io a farmi non mi preoccupavo mai del naloxone perché mi facevo sempre da solo. A essere del tutto onesto non me ne fregava un tubo di morire, e per molte notti mentre mi drogavo ho perso conoscenza, incerto se mi sarei mai risvegliato. Era un rischio che ero disposto a correre per me stesso, ma quando vedo la mia partner che si fa non riesco a farmi semplicemente da parte e non fare niente. L'amore è più forte della paura ora in me, e faccio tutto ciò che è in mio potere per la persona che illumina le mie mattine quando mi sveglio al suo lato.

 

Tieni aperta la porta: non forzare nessuno ad entrare

Una delle ragioni che spingono gli utilizzatori di oppiacei verso il baratro è il pregiudizio. È il non sentirsi accettati. Questo spinge le persone a drogarsi da sole, in maniera incosciente e a finire fottutamente morte. Non è giusto. Ciò che uccide le persone è la mancanza di compassione o addirittura le aggressioni che ricevono dagli altri.

Tutte le volte che è stato detto loro che non potevano farcela, che non sarebbero riusciti a smettere, che erano solo rifiuti umani, è servito a spingerli sempre più verso l'oscurità. Io non approvo questo approccio. Non mi è mai stato d'aiuto, e non credo

che sia veramente d'aiuto per qualcuno. “L'amore duro” è una bugia che i pigri e gli indifferenti recitano a se stessi per giustificare i loro maltrattamenti nei confronti dell'emarginato. Se il vostro è un amore duro tenetevelo per voi. Nessuno ha bisogno delle vostre dichiarazioni arroganti a proposito di come li forzerete a cambiare. Saremmo tutti molto più contenti se smetteste proprio di parlare.

La relazione con la mia partner è iniziate dopo che avevo smesso di

utilizzare droghe e mentre lei ne faceva ancora uso. Questa droga per me non è una “dipendenza”. Non è diversa da una puntura di insulina, o da una puntura di epinefrina per curare un'allergia, o dalla nitroglicerina per un problema cardiaco. È una realtà medica che fa parte delle nostre vite ed è un aspetto di cui ho tenuto conto valutandone il rischio perché la considero una mia responsabilità. Proprio come farei con qualsiasi altro problema di salute, faccio il possibile per tenere la mia partner il più al sicuro e in salute possibile, e questo riduce tanto il suo stress quanto il mio.

È più facile smettere quando non ti senti un rifiuto umano. È più facile compiere questo passo se c'è davvero luce alla fine del tunnel, vera luce, e non solo una diminuzione della quantità di insulti ed abusi dispensati dalla gente. Questa accettazione ha già avuto un forte impatto sulla dipendenza della mia partner ed è sempre più vicina all'ultima dose di quanto non lo sia mai stata. È la connessione e non il pregiudizio a fare la differenza. Potrebbe sembrare che la stia “autorizzando” ma in realtà la sto accettando, e questo fa provare alla mia partner sempre meno voglia di farsi e sempre più voglia di smettere.

Quando ci siamo conosciuti, la mia partner si definiva una “reietta”. Presumeva che avrebbe sempre avuto bisogno degli oppiacei per superare i momenti bui della sua vita causati dalle esperienze passate. Ora dice “quando” e non “se” smetterà di farsi. Il mio supporto ha giocato un ruolo molto importante in questo processo, perché invece di percepirsi come una tossica, si percepisce come una persona a cui è capitato di far uso di droghe. È una distinzione molto importante, e che ha giocato un ruolo centrale nella mia capacità di accettare prima ancora che diventassimo intimi. Fare qualsiasi cosa che non sia questa significherebbe concentrarsi nella direzione sbagliata e sarebbe la prova che non ero pronto per questa relazione fin dall'inizio.

 

Informarsi

La cosa più importante è l'informazione. Non potete aiutare una persona a voi cara che fa uso di oppiacei se non sapete cosa fare. Dovete chiedergli della loro dipendenza, osservate in prima persona, e fate delle ricerche per scoprire in che modo potete essere d'aiuto. Non li state autorizzando, state garantendo la loro sicurezza. Una volta liberati dallo stress della minaccia di un’overdose potranno concentrarsi sullo stare bene in modo tale che non debbano più farsi per alleviare il dolore.

È chiedere troppo? Se è così, non vi importa tanto di loro quanto vi importa di voi stessi, e se questo è il caso fareste meglio ad uscire subito dalla loro vita prima che peggioriate la situazione con il vostro egoismo. La compassione non conosce condizioni. Non conosce né se, né ma. Il vero amore e la compassione sono sconfinate, e vanno anche oltre le paure, la rabbia e la confusione. Compassione significa chiedere “cosa posso fare per aiutare?” ed intenderlo sinceramente, continuare fino in fondo e mantenere questo supporto per tutto il tempo che occorre.

Non chiedo mai alla mia partner di smettere. Non dico mai “quando” mentre parliamo di smettere, dico sempre “se”. Deve essere “se” perché la mia partner è molto più importante per me delle mie insignificanti paure e del mio desiderio di vederla mettere giù quella siringa una volta per tutte. Se si fa per obbligo allora le ragioni sono sbagliate. Se smettere è una scelta che si accetta senza fare domande e mai una condizione per il tuo amore, allora è molto più semplice che accada.

Se nella vostra vita c'è una qualcuno che fa uso di oppiacei e volete davvero che viva e faccia passi avanti, smettete di considerarlo come un drogato, lasciate che prenda da solo la sua decisione quando si sente pronto. Nel frattempo stategli accanto, prendetevi cura di lui, e tenetevi sempre pronti ad agire per salvargli la vita nel caso in cui il minaccioso spettro dell'overdose dovesse presentarsi alla vostra porta.